Maxi inchiesta sul tribunale fallimentare: tutti i nomi degli indagati

Teodoro Barretta, 57 anni, di Brindisi, imprenditore portuale; Gianluca Alparone, 45 anni, brindisino, commercialista; Marcello Antonio Sasso, 47 anni, di Nardò, in servizio presso l’ufficio controlli della direzione provinciale di Brindisi dell’Agenzia delle Entrate; Celeste Vigorita, 60 anni, di Brindisi, avvocato e giudice tributario; Giuseppina Cristina Urso, 49 anni, di Lecce, avvocato; Angelo Turrisi, 64 anni, di Ceglie Messapica, amministratore unico della Taf Pneumatici; Claudia Turrisi, 41 anni, di Ceglie Messapica, figlia di Angelo; Barbara D’Ambrosio, 36 anni, di Francavilla, commercialista; Oreste Pepe Milizia, 40 anni, commercialista di Francavilla Fontana; Fabio Aiello, 57 anni, di Brindisi, commercialista; Roberto Mazzara, 57 anni, di Brindisi, avvocato civilista; Giuseppe Antonio Galante, 65 anni, di Torre Santa Susanna, in servizio presso l’ufficio controlli della direzione provinciale di Brindisi dell’Agenzia delle Entrate; Vincenzo Petronelli, 38 anni, di Francavilla Fontana, titolare della ditta “Life”; Donatello Mario Miccoli, 53 anni, di Francavilla, luogotenente della Guardia di finanza.
Sono le persone indagate dalla guardia di finanza a vario titolo per bancarotta fraudolenta, falso e corruzione.  in un’inchiesta coordinata dal sostituto procurare Raffaele Casto (foto in bass). I nomi sono stati diffusi in mattinata dalla stampa.
L’indagine ipotizza che grazie all’amicizia con un paio di giudici della sezione fallimentare del Tribunale di Brindisi (che non risulterebbero al momento indagati), alcuni professionisti brindisini avrebbero consentito a imprenditori in difficoltà e rischio di fallimento di occultare beni ed evadere le imposte.
Dieci persone hanno subito perquisizione personali e nelle abitazioni e negli studi professionali: Mazzara, Aiello, Ruggiero Fazzi, Sasso, Vigoria, Urso, Pepe Milizia, Galante, Petronelli e Miccoli. Sono state effettuate intercettazioni telefoniche che documenterebbero presunti rapporti intessuti tra professionisti, funzionari, e pubblici ufficiali interessati alle procedure fallimentari. Ma anche rapporti intimi, di amicizia e frequentazione fra luci degli indagati. Nel corso delle procedure ci sarebbero stati movimenti e ritocchi tali da far ottenere infine risultati favorevoli agli assistiti, attraverso provvedimenti giudiziari.
Nell’indagine si parla anche di corruzione: di favori fatti e ricevuti, di doni e di danaro e utilità, non ancora quantificati né qualificati, a margine dei rapporti fra i vari professionisti.

Ultima modifica: 28 settembre 2017