Punta delle Terrare, respinto dissequestro chiesto da Patroni Griffi. E spuntano intercettazioni telefoniche


di Gianmarco Di Napoli

La strada realizzata con materiale di risulta nell’area archeologica di Punta delle Terrare resta sotto sequestro penale: il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis ha rigettato l’istanza avanzata dal presidente dell’Autorità portuale, Ugo Patroni Griffi.
A supporto dei gravi indizi di colpevolezza ravvisati dalla procura e confermati dal gip sulla base delle indagini condotte da guardia di finanza e capitaneria, ci sarebbero – ed è qui la clamorosa novità – numerose intercettazioni telefoniche effettuate dagli investigatori negli ultimi mesi e che riguarderebbero il dirigente del settore tecnico,l’ex segretario generale, nonché lo stesso presidente dell’Autorità portuale di Brindisi.
Il sequestro risale al 6 dicembre dello scorso anno quando personale della Capitaneria e della Guardia di finanza individuò nell’area archeologica di Punta delle Terrare, poco lontano dalla banchina di Sant’Apollinare, numerose tonnellate di materiale interte e una strada pedonale di recente realizzazione, di circa 200 metri, costruita con rifiuti inerti di varie dimensioni: pezzi di piastrelle, mattoni, tufo, cemento, marmo, vetro e materiali ferrosi.
Dagli accertamenti si era appurato che in realtà, sulla base delle autorizzazioni ottenute dalla Sovrintendenza archeologica, quella stradina doveva essere realizzata con pietrisco di cava e non con tonnellate di rifiuti. In più sotto il pietrisco doveva essere posizionato un telo Tnt per prevenire la crescita di piante infestanti. Gli accertamenti effettuati – ha sentenziato il gip – consentono di ravvisare l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza in quanto la strada è stata in realtà realizzata con tonnellate di rifiuti provenienti da residui di lavori edili e non era stato posizionato il telo Tnt. Ricorrebbe inoltre il delitto di frode in pubbliche forniture.
Ma la vera sopresa arrivò poco lontano quando venne notata una nuova strada di raccordo all’interno dell’area portuale, una parte della quale era stata realizzata addirittura sul parco archeologico di punta delle Terrare, in zona protetta da vincoli severissimi, con una variante per la quale la responsabile della sovrintendenza, interrogata dalla guardia di finanza, ha assicurato di non aver fornito alcuna autorizzazione.
Nell’inchiesta condotta dal Nucleo di polizia tributaria della Finanza risultano allo stato indagati il direttore dei lavori Gianluca Fischetto, l’imprenditore che li ha realizzati, Gaetano Giordano, il dirigente del settore tecnico dell’autorità portuale Francesco Di Leverano (responsabile del procedimento), il funzionario del Comune di Brindisi Antonio Iaia e la referente locale della Sovrintendenza, Antonella Antonazzo, incaricata di effettuare il monitoraggio archeologico.
Il 2 gennaio 2018 l’autorità giudiziaria ha autorizzato le attività di intercettazione sui telefoni in uso ad alcuni indagati. Si è così accertato che Di Levrano è stato avvisato da un dipendente dell’Autorit portuale di indagini da parte della Capitaneria. Poche ore dopo lo stesso Di Levrano ha ricevuto una telefonata dall’ammiraglio Salvatore Giuffrè, all’epoca segretario generale dell’Autorità portuale, che gli comunicava che in realtàl’acquisizione documentale era avvenuta a opera della guardia di finanza.
In un’altra intercettazione la Antonazzo, parlando con Assunta Cocchiaro, funzionario archeologo presso la Soprintendenza di Taranto e quindi suo superiore e che gli chiedeva conto di quanto stava accadendo in quanto aveva il compito di controllare la corretta esecuzione dei lavori, spiegava di aver avuto contezza del problema solo dopo gli accertamenti della guardia di finanza e di aver avuto un confronto con Di Levrano e Fischetto i quali le avevano assicurato che il materiale utilizzato era “riciclato” e quindi verosimilmente lecito.
La stessa Cocchiaro, interrogata successivamente dalla Finanza sulla questione della strada costruita abusivamente in area archeologica, ha chiarito che la Sovrintendenza mai aveva autorizzato quel tracciato e che lei non si era resa conto della variazione progettuale tra preliminare (che non coinvolgeva l’area protetta) e definitivo.
In altre intercettazioni di dialoghi intercorsi tra Di Leverano e Patroni Griffi e tra il primo e Teodoro Indini si commenta la vicenda giudiziaria e si precisava che, nell’area sequestrata, vi era originariamente una discarica e che il direttore dei lavori aveva disposto che parte del materiale dovesse provenire da frantumazioni di inerti. Di Leverano diceva che la Sovrintendenza era a conoscenza della situazione.
Dall’esame della documentazione sequestrata dalla guardia di finanza relativa ai lavori di ampliamento della strada Sisri, è emerso che, a seguito delle lungaggini determinate dalla procedura di verifica dell’interesse archeologico, l’Autorità portuale aveva chiesto di modificare il tracciato per evitare pareri e autorizzazioni. Dagli atti di indagine emerge anche una presunta falsità del certificato di collaudo tecnico-amministrativo redatto da Antonio Iaia in cui si attestava che i lavori di ampliamento della strada Sisri erano collaudabili, attesa la “congrua qualità e quantità del materiale impiegato per le lavorazioni”.
Per tutti questi motivi il gip De Angelis ha rigettato l’istanza con cui Patroni Griffi si opponeva a un primo respingimento della domanda di sequestro.
Ma dalle carte processuali emerge che nell’indagine sono coinvolte altre due persone, in questo momento indicate come ignote e delle quali presto potrebbe essere resa nota l’identità. L’inchiesta, insomma, può avere sviluppi clamorosi.

Ultima modifica: 26 luglio 2018



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