Se il rigore scolastico viene immolato per pubblicità


di Gianmarco Di Napoli per IL7 Magazine

Il dirigente dell’Istituto industriale e Liceo delle scienze applicate “Majorana”, professor Salvatore Giuliano, è da qualche anno uno dei presidi più quotati d’Italia. Da quando si inventò il “book in progress”, eliminando i libri di testo e affidando la scrittura e la stampa dei manuali agli stessi insegnanti, quella che era stata fino ad allora un’anonima scuola, quasi piegata al cospetto del rinomato Liceo scientifico Fermi (alle cui spalle sorgeva) è divenuta punto di riferimento per altri istituti che hanno seguìto la stessa strada.
E l’intraprendente preside originario di Latiano, il cui motto è “Qui si costruisce il futuro”, venne meritatamente inserito dall’allora ministro alla Pubblica istruzione, Stefania Giannini, nello staff per la riforma della didattica e della formazione. Del resto i numeri in questi anni gli hanno dato ragione: il “Majorana” vanta ottimi risultati per i suoi diplomati, sia negli studi universitari che nell’ambito lavorativo.
La notorietà che la scuola e il suo preside si sono costruiti, dunque, non necessiterebbe di essere alimentata annunciando nuove “rivoluzionarie” iniziative, guardacaso a meno di un mese alla chiusura delle preiscrizioni al prossimo anno scolastico.
Al rientro dalle vacanze di Natale, il preside Giuliano ha annunciato (con un’intervista al Corriere della Sera) la “prima sperimentazione in Italia” di orario posticipato, spiegando che dal mese di settembre 2018 ha in mente di far entrare a scuola gli studenti del primo anno alle 10 invece che alle 8, come tutti gli altri.
Tale scelta consentirebbe, secondo il preside, di arrivare in classe più riposati e di studiare meglio. L’idea in realtà ha provocato parecchi mugugni, tra gli addetti ai lavori e le famiglia. E per altro è tutt’altro che originale. Nel dicembre 2012, quindi oltre cinque anni fa, il preside del Liceo scientifico “Avogradro” di Biella, Davide Coen Sacerdotti, annunciò la sperimentazione dell’orario “circadiano”, con ingresso alle 10.15, pausa pranzo di un’ora alle 13 e di nuovo sui banchi fino alle 16.30. Lo stesso preside, come Giuliano, era stato tra i primi a portare l’Ipad in classe. Ancor prima di lui, la sperimentazione della campanella alle 10 era stata introdotta da un istituto tecnico privato di Traversetolo, in provincia di Parma.
Entrambe le scuole facevano riferimento a un’indagine pubblicata dalla rivista “Current Biology”, datata addirittura 2008, ossia il periodo in cui ancora non esistevano gli smartphone, dunque per i ragazzi una vita fa.
Naturalmente la sperimentazione non ebbe alcun seguito e si è persa nei meandri della memoria sino a quando non l’ha ripescata, facendola sua, il preside Giuliano.
Altri dirigenti scolastici, in queste stesse ore, si scervellano per presentare al meglio i propri istituti (organizzando notti bianche, visite guidate e chissà cos’altro) perché – si sa – le scuole sono ormai aziende autonome e se le iscrizioni calano il destino può essere segnato. Il preside Giuliano, invece, sfruttando la scia di notorietà che si è costruito e i contatti giusti, ha preferito la scorciatoia della grande boutade, nello stile di un politico navigato. E i risultati mediatici gli hanno dato ragione: con l’ideona della campanella alle 10, il Majorana è tornato sulle pagine dei grandi giornali nazionali e dei network televisivi.
Non vogliamo soffermarci su cosa comporterebbe per ragazzi di 14 anni entrare in classe due ore dopo: si sono espressi già sufficientemente (e in maniera negativa) fior di esperti, ma siamo convinti che in fondo neanche Giuliano pensi che davvero tale cambiamento sia realizzabile.
Il “Majorana” non aveva bisogno di fare notizia a tutti i costi per dimostrare di essere sempre una scuola all’avanguardia. E soprattutto non si può pensare che obiettivi di marketing possano portare a delegittimare ulteriormente il modello scolastico attuale.
La formazione è una cosa seria ed essa passa anche attraverso il sacrificio di svegliarsi alle 7 del mattino, come avviene dai tempi di Gugù, bambino dell’età della pietra.
Pensare di immolare a fini propagandistici i princìpi del tradizionale rigore, annullandoli con un progressismo che quando è strumentale può essere solo dannoso e creare ulteriore confusione, appare pericoloso e persino scorretto.
Assicurare continuità didattica non cambiando prof in ogni quadrimestre, ripristinare un rapporto di rispetto dei ragazzi e dei genitori nei confronti degli insegnanti (deviato dall’immagine dei talent-show), lasciare più tempo libero a casa concentrando in classe anche lo svolgimento dei compiti, e magari riprendere in mano qualche libro cartaceo e non solo tablet: ecco, queste sarebbero idee davvero “rivoluzionarie” per riportare la scuola sui giusti binari. Ma non finirebbero mai in prima pagina.

Ultima modifica: 12 gennaio 2018