Cavallo “assolto”: l’arcivescovo è caduto perché la sella si è rotta. Era della Curia


di Lucia Pezzuto per IL7 Magazine

Monsignor Domenico Caliandro, arcivescovo di Brindisi e Ostuni, cade da cavallo durante la processione e con lui rischia di andare a gambe per aria anche una delle tradizioni pluricentenarie di questa terra: la cavalcata del Corpus Domini. Dal 1254 sino ad oggi non si ricordano incidenti simili ma quello che è accaduto, benché sia una tragica fatalità, apre molti interrogativi. Per chiarezza di cronaca, bisogna dire che l’incidente non è attribuito al cavallo che, esperto di cerimonie pubbliche , ha fatto il suo lavoro sino alla fine, restando immobile anche nei momenti concitati dei soccorsi. La causa della caduta sarebbe da attribuire ad una sella di proprietà della Curia, sicuramente molto più vecchia del cavallo, la cui cinghia ha ceduto destabilizzando l’equilibrio del prelato che è scivolato giù dall’animale facendo un volo di quasi due metri.

L’ incidente si è verificato domenica scorsa, 3 giugno, durante la cerimonia del Corpus Domini, ricordata anche come la cerimonia del cavallo parato. Questa manifestazione religiosa che vede l’Arcivescovo portare il SS. Sacramento in groppa ad un cavallo parato, evento unico nel suo genere, ha origine nel 1254. Gli storici narrano del difficile approdo di San Luigi IX re di Francia a Brindisi, di ritorno dall’Egitto durante la VII crociata (1248-1254). Il santo re aveva il privilegio di poter recare a bordo della sua nave il SS. Sacramento, davanti al quale spesso si fermava in preghiera e in adorazione. Nel rientrare in Italia (1250) la nave del re sarebbe stata sospinta dal vento o da una forte mareggiata sullo scoglio di un promontorio della costa a circa 3 miglia a sud di Brindisi. Qui si sarebbe recato l’Arcivescovo Pietro III che, essendo molto vecchio, montava a cavallo; ricevuta l’Eucarestia l’avrebbe portata in processione verso la città fino al duomo, in groppa al cavallo, seguito dal popolo. Da allora si rinnova ogni anno nel giorno del Corpus Domini la secolare processione del “cavallo parato”.

E’ dunque, come dicono gli storici, un privilegio tutto brindisino. Facendo una ricerca tra le tradizionali celebrazioni religiose in tutta Italia non vi sono processioni simili o quanto meno paragonabili a quella svolta della Chiesa brindisina. Vi sono celebrazioni interpretate con gli animali come quella di San Ciro a Grottaglie in provincia di Taranto dove sfilano carri trainati da cavalli parati, o nel Comune di San Giuseppe Jato in Sicilia, dove in una parata in onore della Madonna della Provvidenza si vedono per strada i cavalli adornati con i campanelli.
In ciascuna di queste occasioni nessun vescovo partecipa in prima persona cavalcando il quadrupede. Il Corpus Domini a Brindisi così svolto è considerato una cerimonia suggestiva e alla luce di quanto accaduto, oggi diremmo, anche rischiosa. L’arcivescovo Caliandro è scivolato da cavallo dopo una decina di minuti dall’inizio della processione, il corteo capeggiato da una schiera di chierichetti e sacerdoti stava percorrendo via Montenegro, un lastricato scosceso, quando monsignore ha perso l’equilibrio ed è caduto rovinosamente per terra. In alcuni filmati si vede chiaramente la dinamica dell’incidente, il cavallo non si muove, non compie alcun movimento inconsulto.

“Il cavallo è abituato a questo tipo di percorsi, sa stare tra la gente e partecipa ad un gran numero di processioni” a dirlo è lo stesso proprietario, un imprenditore agricolo di Ostuni, Stefano Ciccarone che era presente domenica alla cerimonia ed ha assistito all’incidente. “Manuele, così sia chiama il mio cavallo, non si è mosso- ha detto Ciccarone- c’è da dire invece che la causa dell’incidente è nella sella che è di proprietà della Curia. Io ho messo a disposizione solo il cavallo e la capezza. La sella e i paramenti erano della Curia. L’incidente è stato causato dal cedimento della cinghia della sella. La cinghia è di cuoio che ha bisogno di essere trattato. Evidentemente nessuno lo ha fatto e così si è strappata. C’è da dire anche che la strada è in pendenza e durante la discesa probabilmente monsignore ha premuto sulle staffe scaricando il peso proprio sulla sella. E’ stata una fatalità”.
La fatalità è costata a monsignor Caliandro sei costole rotte, una di queste con frattura scomposta, alcuni punti di sutura al labbro e una serie di contusioni. La prognosi non è stata definita, dipenderà dalla capacità di reazione del prelato, ma di certo supera i 30 giorni motivo per il quale i carabinieri che hanno rilevato l’incidente hanno anche aperto un fascicolo a carico di ignoti per lesioni gravi. Il fascicolo è stato inviato al pm di turno del Tribunale di Brindisi Francesco Carluccio che deciderà nelle prossime ore se procedere o meno, valutando se vi siano responsabilità da parte di qualcuno. Un atto dovuto dicono le forze dell’ordine, soprattutto quando la prognosi supera i venti giorni, si procede d’ufficio.
L’arcivescovo così è “fuori uso” e non si sa ancora sino a quando, la guarigione in questi casi è lenta e dolorosa e qualcuno comincia a dubitare di rivederlo in giro nei prossimi mesi ipotizzando la sua assenza per tutte le cerimonie a venire. Nel frattempo ci si chiede, anche, quanto sia opportuno proseguire nella celebrazione del Corpus Domini con la partecipazione del cavallo parato e se non sia il caso, alla luce di quanto è accaduto, eliminare la tradizione o quanto meno modificarla nel suo svolgimento. “L’arcivescovo è un persona esperta per quel che attiene al mondo agricolo, a differenza dei suoi predecessori non ha difficoltà a rapportarsi con il cavallo durante la processione. Probabilmente il problema nasce più dal percorso- spiega il professore Giacomo Carito, educatore e storico-

La discesa di via Montenegro oltre ad essere abbastanza ripida ha un lastricato estremamente liscio. Per cui i cavalli che non sono più abituati ai percorsi urbani e possono avere delle difficoltà, in questo caso sembrerebbe che il cavallo sia rimasto stabile. Rimane comunque la difficoltà insita in quel genere di percorso. E’ un privilegio della Chiesa di Brindisi come tutti i privilegi può anche essere rinunciato tuttavia c’è da tenere presente che la processione del Corpus è il vero elemento unificante per Brindisi, E’ la vera processione patronale, cioè quella in cui si concentra veramente tutta la città. E’ un simbolo identitario molto forte per cui i spero che rimanga al limite con un percorso diverso”. L’ipotesi di apportare qualche modifica è stata avanzata anche da Stefano Ciccarone, il proprietario di Manuele, il cavallo, che suggerisce: “Forse sarebbe il caso di alleggerire i paramenti, di eliminare il baldacchino intorno al vescovo e assicurasi che affianco al cavallo ci siano più persone pronte ad intervenire in situazioni come quelle di domenica scorsa. Io sono convinto che se ci fosse stato il numero giusto di persone a scortare il cavallo forse l’arcivescovo non sarebbe finito per terra ma qualcuno lo avrebbe aiutato per tempo”.

Ultima modifica: 9 giugno 2018



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