La fuga: sempre più brindisini volano all’estero


di Lucia Pezzuto per IL7 Magazine

L’Italia è un paese da cui fuggire, vanno via i giovani ma anche gli adulti prossimi alla pensione. Lo dicono gli ultimi dati Istat che fotografano un paese dove l’indice demografico è in caduta libera e non solo perché le coppie non si sposano più o fanno meno figli, ma perché sono sempre più numerosi gli italiani che scelgono di stabilirsi in altri paesi. “In Italia si emigra tanto quanto si emigrava nel dopoguerra” dicono e a conti fatti il dato non sorprende, basta guardarsi intorno. Oggi abbiamo giovani tra i 20 e i 24 anni che partono dall’Italia per stabilirsi all’estero e sono circa 225% in più rispetto a un paio di anni fa, ma vi sono anche adulti tra i 50 e 54 anni che decidono di cambiare radicalmente vita , magari aprendosi un’attività commerciale o godendosi la pensione in paesi dove la burocrazia e le tasse sono diverse, questi sono 109% in più rispetto agli ultimi due anni. Nel 2017 gli italiani che hanno lasciato il paese sono stati 153 mila, di questi 26mila erano residenti al Sud, non solo, di questi 20mila erano pugliesi. E’ inutile a dirsi, più della metà giovani in cerca di un futuro e di quelle opportunità negate. La chiamano “fuga di cervelli” ma in realtà è semplicemente la voglia di veder realizzare i propri sogni, una esigenza che si manifesta ad ogni età anche dopo i 50 anni quando si sceglie di dare a se stessi ancora un’opportunità.

E’la scelta di Andrea Falcone, 26 anni di Mesagne, che ha lasciato l’Italia e la sua terra per trasferirsi in Svezia. Un giovane dalle tante risorse ma che faticava a trovare il suo posto, qui al Sud dove spesso “posti” non ce ne sono. “Mi sono trasferito a Stoccolma per vincere una sfida personale e per una mia grande voglia di emergere, quella voglia che nella mia amata Italia, nel mio piccolo avevo perso ormai da tempo- racconta Andrea- La scelta di questa città non è stata per niente casuale. Nel 2014 mi sono recato in questa città fantastica grazie alla borsa di studio vinta per partecipare al “Progetto Erasmus”. Mai avrei immaginato che da lì a poco la mia vita ed i miei sogni sarebbero cambiati. Stoccolma: una città da amare o odiare ed è proprio così! Appena ho messo piede in questa città ho capito fin da subito che mi avrebbe regalato forti emozioni e non parlo solo di donne svedesi (ammetto di avere un debole verso le bionde occhi azzurri) ma parlo anche e soprattutto dello stile di vita ed opportunità che la capitale della Svezia offre”.

Andrea assapora la vita nella capitale svedese da universitario e torna a cercarla dopo, quando si rende conto che a Mesagne non avrebbe le stesse opportunità. “Credo che ogni studente universitario debba fare almeno una volta nella sua vita questo tipo di esperienza, un percorso che ti forma, ti fa crescere, ma soprattutto ti fa guardare il mondo con occhi diversi, gli occhi di un bambino che ha voglia di conoscere sempre più se stesso, gli altri ed il mondo che lo circonda- dice- Io l’ho fatta e sono stato fortunato. Ho conosciuto una città bellissima, dove la natura ti abbraccia con il suo lungo e buio inverno con quella soffice e bianca neve che ti cade addosso, ed un’estate in cui ti alzi con la luce e vai a dormire con la luce. La sensazione che si percepisce è quella di conoscere e vivere due città completamente diverse”.
Per Andrea è quasi amore a prima vista ma soprattutto a Stoccolma riconosce la terra delle possibilità, ricco di cultura e che punta sui giovani: “ Oggi a distanza di 4 anni, dopo aver conseguito il titolo di Dottore in Beni Culturali ho scelto di venire qui, perché questo paese ti permette di poter scegliere diverse possibilità, avere un’offerta formativa migliore, crescere e fare progetti. Un paese dove la cultura le tradizioni il turismo e molto altro vengono al primo posto, una nazione che ha capito come far parlare di sé, valorizzando ogni piccola risorsa, puntando sui giovani, farli crescere professionalmente e umanamente”.

La vita per Andrea Falcone resta ugualmente una sfida, Stoccolma resta ugualmente un paese nuovo dove integrarsi richiede tempo ma questo non lo scoraggia: “La Svezia non è certamente il paese dei balocchi perché ha i suoi pro e i suoi contro, ma è un posto in cui esiste la meritocrazia, se vali sei dentro, se non vali sei fuori, una città che ho conosciuto e sto imparando a conoscere piano piano. La strada da fare ora è tanta, continuare a lavorare, cominciare il Master e avere una buona base di svedese per poter raggiungere tutti gli obiettivi che mi sono prefissato”.
Andrea ha scelto la Svezia ma di posti farsi strada ce ne sono tanti, sul perché l’Italia, poi, pur essendo un paese di cultura non sia in grado di tenersi stretti i suoi giovani lui dice: “A tutti i ragazzi della mia età, che hanno dei sogni o obiettivi da raggiungere dico di provare, di non mollare mai, anche quando le porte ci vengono chiuse in faccia, da una “nazione” che merita tanto, ma che cade sempre più in basso, per colpa di una politica ormai inesistente. Non so per quanto tempo starò qui, l’unica cosa certa è che non voglio sopravvivere, ma voglio vivere la mia vita, ed io ci sto riuscendo”.

E arriva sempre da Mesagne, un’altra storia che fa riflettere, è quella di Fabrizio Cesaria, 46 anni, che dopo 20 anni di attività , nel 2015 ha deciso di chiudere il suo storico panificio per trasferirsi a New York. Il negozio sorgeva in via Marconi, a pochi passi dalla caserma dei carabinieri. Un’attività che gestiva con l’aiuto dei suoi quattro fratelli, Paolo, Irene, Cosimina e Antonella e che con l’andare del tempo è stata sempre più difficile da portare avanti. Per intenderci, la panetteria ha sempre avuto una nutrita clientela ma con il trascorrere degli anni le tasse hanno messo in ginocchio la famiglia al punto tale da costringere Fabrizio a chiudere e ad immaginare la propria vita altrove. Fabrizio Cesaria ha sempre amato viaggiare, così ha deciso che era l’occasione giusta per cambiare e volare in America. In poco tempo ha trovato lavoro in una caffetteria francese a Manhattan. Fa il mestiere che ha sempre amato, il panettiere ma lo fa nella Grande Mela dove evidentemente le tasse e la burocrazia sono differenti da quelle italiane. Fabrizio però non dimentica la sua terra e i suoi fratelli che invece sono rimasti qui. Lasciare Mesagne non è stato semplice e chiudere un’attività dopo 20 anni neppure, ma a volte nella vita bisogna anche avere il coraggio di scegliere e di cambiare, proprio come ha fatto Fabrizio.

Ultima modifica: 13 maggio 2018