Piazza della Vittoria: l’antica fontana superstite

di Giovanni Membola per IL7 Magazine

Le vicende storiche si ripetono con ciclica ritualità, non meravigliamoci più di tanto. Già quattro secoli or sono l’incapacità decisionale dei rappresentanti municipali veniva risolta dalla determinazione di un singolo delegato governativo. Era il 1618 quando il regio governatore di Brindisi Pedro Aloysio De Torres volle porre rimedio alla carenza di acqua potabile all’interno della città, un bisogno davanti al quale l’amministrazione civica esitava e non riusciva a trovare una valida soluzione. I cittadini, ma anche i tanti soldati ed ufficiali dei galeoni spagnoli ancorati nel porto, erano infatti costretti a recarsi alla cisterna del Bastione San Giorgio per rifornirsi del prezioso liquido (per questo il baluardo veniva denominato dagli spagnoli “bastione de agua”, fu poi demolito alla metà dell’800 per realizzare la piazza e la stazione ferroviaria) o alla più lontana Fonte Grande (o fontana Tancredi). Oltretutto durante le ultime due estati si erano verificate epidemie che causarono diverse vittime principalmente tra i militari iberici di stanza in città.
L’attivo ed intraprendente capitano spagnolo, che era anche castellano dell’isola di sant’Andrea, ordinò la realizzazione di tre fontane nel centro abitato, e per non gravare sul già precario bilancio comunale, decise di far pagare le opere ai soli cittadini più abbienti, facendo segnare in rosso, sui muri delle loro case, quante giornate lavorative dovevano finanziare sulla base delle capacità economiche di ognuno.
Il progetto, che fu realizzato in tempi brevi e con ottimi risultati, prevedeva anche la sistemazione delle antiche condotte idriche realizzate in epoca romana che da Pozzo di Vito portavano l’acqua alle vasche limarie di Porta Mesagne e quindi sino al Bastione san Giorgio. Da qui fu creata una nuova condotta che giungeva alle fontane, la prima denominata di Crisostomo era situata nei pressi di via Conserva, la seconda – quella maggiormente utilizzata dalla popolazione cittadina – nella piazza “di basso” (detta anche piazza rustica o della plebe, nell’Ottocento divenuta piazza dei commestibili, oggi piazza della Vittoria), l’ultima sul lungomare tra le Colonne del porto e gli attuali giardinetti di piazza Vittorio Emanuele II, utile principalmente agli abitanti della marina e ai bastimenti.
L’unica superstite è quella che riporta il nome del governatore De Torres, realizzata con il reimpiego di antichi materiali al centro della piazza ubicata “tra le due collinette sopra le quali sorge Brindisi”. L’antica fontana è costituita da due vasche marmoree, quella inferiore è racchiusa in una sorta di corolla fatta con mezze giare tagliate verticalmente e rinforzate da pezzi di colonnine, dove si raccoglie l’acqua che zampilla dalle quattro bocche in bronzo, a forma di testa di cavallo, incastonate nella vasca superiore. Questa, più piccola, è un fonte battesimale che potrebbe provenire da San Giovanni al Sepolcro, ritenuto il battistero della Cattedrale nel XII secolo. La sua forma trova infatti riscontro in una importante raffigurazione miniata presente in una delle pergamene liturgiche risalenti al X-XIII sec. conservate nel Museo Diocesano di Bari, dov’è rappresentato un fonte battesimale dell’arte locale dell’XI secolo.
Su questa vasca è inciso lo stemma araldico del De Torres, caratterizzato dalle cinque torri merlate, al quale si affianca un’iscrizione del 1618 che ricorda i danneggiamenti inferti in epoca normanna da Guglielmo il Malo ed evidenzia i lavori voluti ed ordinati dal governatore. Un’altra scritta latina è risalente al 1792. Sullo stelo mediano al centro della vasca dal quale sgorga l’acqua, si può notare ciò che rimane dello stemma dell’allora sovrano Filippo III di Spagna, ovvero uno scudo racchiuso in un cordone e sormontato da tre elmi, purtroppo deteriorato dal tempo e dallo scorrere dell’acqua. Una volta lo stelo terminava con un capitello ed era cinto da una corona reale.
Nel marzo del 1715 la fontana smise di funzionare, fu riparata dal sindaco Stanislao Monticelli e l’acqua tornò a zampillare il 26 ottobre dello stesso anno. Un blocco più lungo si ebbe tra il 1729 e il 1736, ci vollero ben sette anni per sostituire i condotti in piombo ostruiti e ritenuti inquinanti.
Le foto d’epoca mostrano i tanti cambiamenti che la fontana ha subito tra la metà dell’800 e tutto il ‘900, alcune immagini mostrano l’aggiunta di elementi metallici sia sullo stelo che sulla vasca piccola, quest’ultima fu inoltre dipinta interamente con vernice nera.
Ma il rischio più grande si è corso nel 1922 quando il consiglio comunale aveva deliberato la demolizione della fontana per far erigere al suo posto un monumento ai Caduti, fu grazie “all’illuminato, appassionato e battagliero intervento” di don Pasquale Camassa che ancor’oggi possiamo ammirare quest’opera marmorea voluta e realizzata per fondamentali esigenze cittadine.

Ultima modifica: 16 ottobre 2017