Morto mister Ansaloni, l’allenatore che fece grande il Brindisi

Alla soglia degli 80 anni è venuto a mancare Giancarlo Ansaloni e con lui viene meno un altro grosso pezzo della storia del calcio biancazzurro. Mister Ansaloni, infatti, oltre ad essere stato uno dei personaggi più amati ed idolatrati dalla tifoseria brindisi è stato anche l’allenatore che per più volte è stato seduto sulla panchina del vecchio Comunale di via Benedetto Brin quando ancora non era stato intitolato al Commendatore Franco Fanuzzi: ben 114 presenze fra C2, C1 e Coppa Italia, ben dieci gare in più del mitico, Luis Vinicio.
Giunse a Brindisi subito dopo l’esonero di mister Vinci da parte del presidente Gino Pascali ed esordì in panchina Il 9 dicembre 1984 in occasione del pentitissimo derby contro l’Andria e fu Giorgio Tomba con una splendida doppietta a domare i nord baresi ed consegnare al nuovo tecnico la vittoria: nell’occasione il Brindisi si ripresentò davanti al proprio pubblico con la gloriosa maglia con la V sul petto che negli ultimi anni era stata appannaggio esclusivo della Gioventù di Mimmo Fanuzzi. Era un buon Brindisi che in porta alternava Bacio ed il giovanissimo ma molto promettente Spagnulo, in difesa gli esperti Bisceglia, Caligiuri e Borsani, ed i giovani prodotti locali Argentieri, Rodia e Cipolla; a centrocampo oltre agli esperti Bonanni e Morales, i giovani Crafa, Michelini ed il brindisino Salerno. In attacco Giorgio Tomba e Massimino Vitali, il compianto bomber brindisino prematuramente scomparso tre lustri addietro, con l’aggiunta dell’ala destra Biscotto, il rincalzo era il “vecchietto” Franchino Delli Santi. Giancarlo Ansaloni prese per mano questa squadra che prima del suo arrivo non era riuscita ad ingranare e la portò alla vittoria del campionato riportando la vecchia Brindisi Sport nella terza serie nazionale.
Per la prima stagione di C1 fu riconfermato, a furor di popolo, mister Ansaloni e con lui il portiere Spagnulo, i difensori Borsani, Rodia, Caligiuri ed Argentieri, i centrocampisti Crafa, Biscotto, Michelini e gli attaccanti Tomba, Vitali, Foscarini e Zaccaria; la squadra fu rinforzata con l’arrivo di un portiere esperto come “Cicinedda” Laveneziana, dal difensore Pierini, dai centrocampisti Tavarilli, Colaprete, Pesacane, e Palmisano e dal tornante Silvestri. L’avvio di campionato fu altalenante e la prima vittoria giunse solo alla terza giornata, ma fu di prestigio in quanto conseguita sul terreno della Ternana, fresca di serie A; un periodo di crisi risucchiò la squadra nei bassifondi della classifica ed alcuni calciatori furono messi fuori rosa per scarso rendimento. Dopo 19 partite i punti erano appena 15, i brindisini capiscono il momento difficile e si stringono attorno alla squadra ed al suo mister come non avevano mai fatto, gli effetti sono immediati e, grazie a un rush finale strepitoso in cui si battono Campania e Casertana e si pareggia con Cavese e Sorrento si conclude a metà classifica con 32 punti, frutto di 10 vittorie e 12 pareggi.
Il campionato 1986/87 iniziò con la panchina affidata ad un’altra vecchia conoscenza del calcio brindisino, Gigi Boccolini, ma dopo qualche mese e con la sqaudra che languiva nei bassifondi, ritornò mister Ansaloni che ricrea coesione ed entusiasmo ed agguanta la sospirata salvezza grazie ad 11 vittorie ed altrettanti pareggi, 28 gol segnati contro i solamente 27 subiti, uno in meno di Barletta e Catanzaro promossi in B.nella staghione successiva la panchina biancazzurra viener inizialmente affidata a Pippi Leo che deve gestiere un manipolo di giovani calciatori di belle speranze ma che non sembrano poter reggere all’impatto di un campionato di C1, ma le finanze stremate del buon Pascali non consentono altro: a metà stagione, quando tutti quanti danno oramai per certa la retrocessione la Brindisi Sport (ultima con 13 punti dopo venti partite) torna nelle mani di Mimmo Fanuzzi che, per ingraziarsi i pubblico brindisino, richiama ancora una voltya in panchina, nelle vesti di salvatore della patria, Giancarlo Ansaloni: lLa vera svolta è l’arrivo in biancazzurro di Roberto Bergamaschi, uno dei più forti e talentuosi calciatori che si sia mai visto a Brindisi e che pur avendo disputato in quella stagione solo le ultime 13 partite, fu l’artefice, insieme al mister, della insperata e quasi leggendaria salvezza raggiunta solo all’ultima giornata di campionato.
Quella successiva, la stagione 1988/89 rimane una delle annate più esaltanti del calcio biancazzurro, non solo perché si sfiorò il ritorno in serie B, terminando il campionato alle spalle di Cagliari e Foggia, ma in quanto il gioco che esprimeva l’undici di Giancarlo Ansaloni, una zona pura in cui solo il Milan di Sacchi gli era superiore, divertiva e faceva divertire il pubblico e non aveva eguali in terza serie e non avrebbe sfigurato nemmeno nella categoria superiore. Fanuzzi aveva rotto gli indugi ed deciso apertamente di puntare al ritorno in serie B: furono ceduti, per far cassa, Carruezzo, Gagliano, Longo, Montervino e Zaccaria e alcuni big come Borsani e De Comite, ma al posto dei partenti giungono pezzi da novanta: i difensori Serra, Puce e Saracino i centrocampisti Rocca, Goretti, Bucciarelli e Tavarilli, gli attaccanti Insanguine, un ariete di 2 metri, Quaranta e, ciliegina sulla torta, il bomber “Sasà” Campilongo, da segnalare anche il ritorno di Massimino Vitali. Confermati Laveneziana, Benarrivo, Bergamaschi, Ciracì, De Solda, Marini e Zaccaro. Nonostante fossero cambiati molti titolari, Ansaloni riuscì nel miracolo di dare subito un volto, una forte personalità ed un gioco frizzante alla squadra e, grazie all’applicazione della zona pura i rincalzi, alla bisogna, si calavano perfettamente nella macchina perfetta del collettivo. La formazione tipo vedeva Laveneziana fra i pali, Puce e Benarrivo rispettivamente a destra e sinistra della coppia difensiva centrale formata da Ciracì e Serra, con ampia licenza di compiere scorribande offensive sulle fasce; Rocca, Goretti e Bucciarelli, con il primo in mediana, componevano il centrocampo, Bergamaschi il fantasista dietro le punte Campilongo e Vitali o Insanguine.
Alessandro Caiulo

 

Ultima modifica: 14 giugno 2017