New Basket, dopo la sconfitta di Trento con Capo d’Orlando partita decisiva


di Lorenzo Olivieri per IL7 Magazine

È passata poco più di una settimana dalla vittoria al fotofinish contro Sassari, eppure guardando alla prestazione che la New Basket Brindisi ha mostrato in campo domenica sul parquet di Trento, sembra passata un’eternità. E non perché la partita di Sassari sia stata un capolavoro tattico, anzi, dei tanti errori commessi anche in quell’occasione, che rischiavano di costare addirittura la vittoria, si è già ampiamente scritto. La differenza di atteggiamento, però, è stata abissale.
Contro Sassari, Brindisi è scesa in campo decisa, aggredendo la partita fin da subito e imponendo il suo gioco. Al netto dei gravi errori che nel finale hanno portato gli ospiti in vantaggio, la prestazione non si poteva discutere dal punto di vista mentale.
Con Trento, al contrario, l’impressione è che la Happy Casa non sia proprio scesa in campo. Forse non è neanche scesa dal pullman che li ha portati al palazzetto, e la cosa grave è che questa sensazione sia recidiva. Non è la prima volta che in trasferta, contro una squadra sulla carta decisamente più forte, Brindisi la “dà su” ancora prima di iniziare a giocare. Certo, vanno riconosciuti anche i meriti dei trentini, scesi in campo ben più aggressivi, soprattutto in difesa. Molti degli errori commessi dai brindisini, però, non sono annoverabili fra i meriti della difesa della Dolomiti Energia: passaggi di apertura sbagliati, palloni strappati dalle mani durante il palleggio, rimesse da metà campo che si trasformano magicamente in falli antisportivi per gli avversari, non sono frutto di una buona difesa, sono frutto dell’assolutamente inadeguato approccio mentale alla partita mostrato da Brindisi.
È comprensibile che una squadra virtualmente già salva (dopo la vittoria di Pesaro domenica scorsa, ultima è diventata Capo D’Orlando, su cui Brindisi mantiene 6 solidi punti di vantaggio con la possibilità di aumentarli a 8 nel prossimo scontro diretto) abbia la tentazione di tirare i remi in barca, soprattutto contro avversari chiaramente più forti. Da qui, però, a offrire lo spettacolo indegno andato in scesa domenica sera in diretta nazionale sui canali di Rai Sport, di acqua sotto i ponti ce ne passa parecchia. Non è gratificante per nessuno fare figure del genere, non per i giocatori, la società o i tifosi.
E non tragga in inganno il fatto che i trentini abbiano navigato sempre a vista, senza mai prendere veramente il largo se non negli ultimi minuti: ciò è dovuto ad una partita non certo perfetta anche della stessa Trento, colpevole di non aver mai avuto la forza (o magari addirittura neanche il bisogno) di chiudere la contesa, insieme ad una vena realizzativa del tutto inusuale di Marco Giuri.
Se persino Smith e Moore, due dei migliori giocatori brindisini, riescono a combinare una persa su una rimessa a metà campo battuta per un fallo tecnico a nostro favore, un’analisi tecnica lucida risulta, in tutta onestà, molto difficile.

Palle perse
Appena alzata la palla a due, risulta già tristemente chiaro l’approccio che Brindisi ha riservato a questa gara, che si apre con sei minuti di astinenza in cui la New Basket segna solo su tiro libero, mentre Trento dall’altra parte già scalda i motori con schiacciate e canestra dalla distanza. Ad aprire le marcature in quello che è stato uno dei primi quarti più brutti a memoria di chi scrive, ci pensa Lydeka su tap in, portando il punteggio sul 15-5 per i padroni di casa.
La Happy Casa è frettolosa al tiro e imprecisa nell’esecuzione. 17 palle perse a fine gara sono un’enormità, soprattutto a fronte delle sole 6 recuperate. Non sarebbe neanche il peggior dato fatto registrare in questa stagione, ma è la tipologia di palle perse che disarma e che ha letteralmente ucciso il gioco offensivo dei brindisini. L’esempio della rimessa eseguita da Smith per Moore e regalata agli avversari, con Moore ad aggiungerci un fallo antisportivo (palese e sacrosanto) come decorazione finale sulla torta, è già sufficientemente esplicativo e non serve portarne altri. Moltissime palle perse sono state di una banalità così disarmante da togliere persino i meriti alla difesa avversaria.
Trento, al contrario, è partita subito bene in difesa e aggressiva a rimbalzo d’attacco. Forray non ha lasciato un attimo di respiro a Moore, usando il fisico per metterlo sotto pressione; Gomes e Sutton, ma anche Shields, hanno dominato a rimbalzo d’attacco, aggredendo il ferro brindisino partendo dal perimetro, in movimento, situazione in cui il povero Lydeka, spesso lasciato solo dai compagni, poteva fare ben poco, soprattutto contro atleti di quel livello.
Moore, come detto, ha patito la grande pressione di Forray, come spesso gli capita quando trova un difensore arcigno, ma in generale l’ultimo mese è stato disastroso per il piccolo play statunitense. Non solo non gli è entrato il tiro (sarebbe stato il male minore), ma da tre gare ormai è dannoso per la squadra. Una semplice carenza offensiva sarebbe comprensibile e giustificabile, ma potrebbe essere compensata da altri tipi di contributi, come il playmaking, o la semplice attenzione che genera nelle difese avversarie quando è in campo. Anche solo questo basterebbe a rendere le sue prestazioni, se non positive, quanto meno accettabili. Invece per la seconda volta in due partite, Moore è uscito fuori per falli, giocando per la seconda volta di seguito solo 17 minuti. La gestione dei falli personali del play brindisino è stata senza mezzi termini orripilante fra quelli inutili e quelli evitabili. Questo ha messo Brindisi nella difficile situazione di dover rinunciare ad una delle frecce più appuntite nella faretra di Vitucci ed inoltre lascia un profondo vuoto in cabina di regia, costringendo Giuri a fare gli straordinari. Il nativo di Brindisi può avere diversi pregi, ma di sicuro la gestione del gioco e del pallone non figurano fra questi.
È da segnalare però la sua rinnovata vena realizzativa, persa per strada dopo un inizio di campionato scoppiettante e a quanto pare finalmente ritrovata. È una bella notizia per tutti, perché nel giorno in cui Giuri tira 4 su 6 da 3 punti, può essere una bella scintilla pronta ad infiammare la partita in uscita dalla panchina.
Ancora inspiegabile è la presenza prolungata sul parquet (ben 12 minuti) di Cardillo, che è riuscito a sciupare diverse occasioni a tu per tu col ferro, senza risultare in alcun modo utile in difesa.

La partita decisiva
Al di là dell’amaro in bocca che una prestazione così brutta possa generare, Brindisi ha la possibilità di chiudere definitivamente il suo campionato domenica prossima contro Capo D’Orlando. In caso di vittoria, con 8 punti di vantaggio sui siciliani, gli scontri diretti a favore e sole quattro gare ancora da disputare, la Happy Casa sarebbe matematicamente salva, nonostante già nella situazione attuale, una retrocessione sarebbe un evento a dir poco improbabile. L’obiettivo non era così scontato guardando indietro a come era iniziato il campionato brindisino, ma l’arrivo di Vitucci e diversi nuovi innesti nel roster hanno completamente cambiato il volto della squadra, e ora la salvezza è a un passo.
La partita con la Betaland è l’ultimo appuntamento importante del campionato per la Happy Casa. Se da un lato questo è certamente rincuorante, dall’altro si spera di non assistere a scioperi bianchi nelle ultime quattro giornate di campionato, a salvezza ormai certa.

Ultima modifica: 14 aprile 2018