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Uccise la madre e le strappò il cuore, disposta perizia psichiatrica

Sarà una perizia psichiatrica a fare luce sulle condizioni mentali di Salvatore Dettori, 46 anni, ex sottufficiale della Marina Militare, imputato per l’omicidio della madre Silvana La Rocca. La decisione è stata assunta dalla Corte d’Assise di Taranto, che ha accolto una segnalazione formale proveniente dalla casa circondariale di Lecce, dove l’uomo è detenuto.
La richiesta non arriva questa volta dalla difesa, ma direttamente dall’amministrazione penitenziaria, che ha evidenziato un quadro di sofferenza psichica dell’imputato emerso durante la detenzione. Un elemento ritenuto sufficiente dal collegio giudicante per disporre un accertamento tecnico.
L’incarico sarà affidato alla dottoressa Maria Nacci, direttore sanitario della Asl di Lecce, chiamata a rispondere a due quesiti fondamentali: verificare se Dettori sia attualmente in grado di partecipare consapevolmente al processo e stabilire se, al momento dei fatti, fosse capace di intendere e di volere.
La decisione segna una netta inversione di rotta rispetto alla fase iniziale del dibattimento. Nella prima udienza, infatti, la Corte aveva respinto l’istanza di perizia avanzata dagli avvocati difensori Francesco D’Errico ed Emanuele Catapano, ritenendo che la documentazione clinica allora prodotta non dimostrasse una patologia tale da incidere sulla responsabilità penale dell’imputato.

Ora il contesto è cambiato. Il peggioramento delle condizioni segnalato dal carcere ha spinto i giudici a ritenere necessario un approfondimento scientifico, superando le valutazioni precedenti.

Al centro del processo resta uno dei delitti più efferati avvenuti nel Tarantino negli ultimi anni. Il 14 novembre di due anni fa, a Leporano, Silvana La Rocca, 73 anni, insegnante in pensione, fu uccisa nel cortile della propria abitazione mentre si apprestava a salire in auto. Secondo l’accusa, il figlio l’avrebbe aggredita con estrema violenza, colpendola ripetutamente con un coltello e arrivando ad asportarle il cuore, circostanza confermata dall’autopsia.

Nel corso degli interrogatori, Dettori ha ammesso il gesto, fornendo una versione ritenuta delirante dagli inquirenti: la madre, a suo dire, sarebbe stata soggiogata da una setta di “vampiri” e lo avrebbe costretto a nutrirsi di carne umana. Per la Procura, invece, il movente sarebbe riconducibile a contrasti familiari ed economici, legati alla volontà dell’uomo di tornare a vivere nella villetta materna, da cui era stato allontanato.

A rafforzare il quadro accusatorio anche quanto sarebbe avvenuto dopo l’omicidio: Dettori avrebbe tentato di provocare un’esplosione manomettendo il tubo del gas dell’abitazione.

L’esito della perizia potrebbe ora incidere in modo determinante sull’andamento del processo.