Un presunto ordigno indirizzato alla giudice del Tribunale di Lecce, Maria Francesca Mariano, sarebbe stato individuato e bloccato dagli agenti della scorta prima che potesse rappresentare un pericolo. La notizia è stata diffusa da Lecceprima. Sull’accaduto viene mantenuto il più stretto riserbo, considerata la delicatezza del contesto e il ruolo istituzionale della magistrata.
La giudice, in servizio presso gli uffici gip e gup del capoluogo salentino, è sottoposta a protezione rafforzata dal novembre 2023, quando per lei fu disposta la vigilanza h24 in seguito a una serie di minacce ritenute concrete. Negli ultimi mesi, il clima attorno alla sua attività giudiziaria si è ulteriormente irrigidito.
Tra la fine dello scorso anno e l’inizio del nuovo, una lettera contenente esplicite minacce di morte sarebbe stata recapitata direttamente nel suo ufficio al Palazzo di Giustizia di viale De Pietro. Il plico venne immediatamente sequestrato per le verifiche investigative.
In precedenza, nel novembre 2025, davanti alla tomba del padre della magistrata, nel cimitero di Galatina, fu rinvenuto un gesto intimidatorio particolarmente grave: una testa di capretto collocata in un vaso, accanto a un coltello con manico in legno e a un nastro con la scritta “Prima o poi”. Un episodio che seguiva altri segnali minacciosi già registrati negli anni precedenti.
Nell’ottobre 2024, durante un’udienza nell’aula 4 del Tribunale di Lecce, venne trovato un ritaglio di giornale con l’immagine della giudice, attorniata dal disegno di una bara e di una croce tracciata con un pennarello. Ancora prima, la stessa Mariano e la pm Carmen Ruggiero erano state indicate come possibili bersagli nell’ambito di procedimenti legati alla criminalità organizzata, con minacce e tentativi di aggressione poi sventati dagli investigatori.
La misura di massima tutela fu adottata nel contesto delle indagini sull’operazione “The Wolf” contro la Sacra Corona Unita. Oggi, alla luce del nuovo episodio, l’attenzione delle forze dell’ordine resta elevata mentre proseguono, nel massimo riserbo, gli accertamenti per chiarire responsabilità e movente.