In soli tre mesi, tra il 2022 e il 2023, avrebbero messo a segno sei colpi ai danni di tabaccherie, gioiellerie e sale giochi, con un bottino stimato in circa 150mila euro tra contanti, tabacchi e gratta e vinci.
È il bilancio dell’operazione condotta dai Carabinieri del Comando provinciale di Bari, che ha portato all’arresto di 10 persone (cinque in carcere e cinque ai domiciliari) con le accuse, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata a furti e rapine ai danni di attività commerciali, riciclaggio e ricettazione, aggravate dalla disponibilità di armi. In totale gli indagati sono 16.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo – con base operativa a Bitonto – sarebbe stato strutturato in modo gerarchico, con una vera e propria organizzazione “verticistica” e metodi definiti dagli inquirenti “imprenditoriali”. I colpi venivano pianificati al mattino ed eseguiti la sera.
La banda si divideva in un “gruppo d’assalto”, incaricato materialmente di compiere i furti e le rapine, e in vedette che avevano il compito di segnalare l’eventuale arrivo delle forze dell’ordine. Le azioni criminose sono state messe a segno in diversi comuni delle province di Bari e Barletta-Andria-Trani.
L’indagine, denominata “Giulietta bianca” dal nome dell’auto utilizzata per i colpi, ha consentito di recuperare armi e strumenti impiegati durante le azioni, tra cui punte chiodate utilizzate per agevolare la fuga e ostacolare eventuali inseguimenti.
Dalle investigazioni è inoltre emerso che parte della merce rubata, in particolare i tabacchi, sarebbe stata reimmessa sul mercato. In diversi casi, secondo l’accusa, la rivendita sarebbe avvenuta tramite un indagato titolare di un bar a Bitonto, in possesso di licenza per la vendita di tabacchi.
Le intercettazioni avrebbero documentato anche l’uso di un linguaggio criptico per organizzare i colpi: l’espressione “vieni a mangiare un panzerotto”, ad esempio, sarebbe stata utilizzata per indicare un’azione imminente. In una conversazione captata dagli inquirenti, uno degli indagati avrebbe affermato: “Il rubare lo devi avere nel sangue”, vantandosi delle proprie capacità.
L’operazione rappresenta un duro colpo a un gruppo ritenuto particolarmente attivo e radicato sul territorio, capace di agire con rapidità e organizzazione militare, mettendo a segno in poche settimane una serie di assalti dal significativo impatto economico.