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Bari, la scuola dell’integrazione: tablet per tradurre e materiale condiviso tra gli studenti

Un tablet con traduttore simultaneo per permettere a un ragazzo egiziano, minore non accompagnato, di seguire le lezioni mentre impara l’italiano. È una delle iniziative dell’istituto comprensivo Japigia 1-Verga di Bari, scuola della periferia cittadina che punta sull’integrazione e sulla costruzione di una comunità scolastica senza divisioni.

L’istituto conta 1.100 studenti, 65 dei quali stranieri, ed è guidato da vent’anni dalla dirigente Patrizia Rossini. La scuola si trova in un’area dove è presente anche l’unico campo rom autorizzato dal Comune. Negli anni non sono mancate difficoltà e diffidenze, ma l’istituto ha sviluppato protocolli di accoglienza e iniziative per favorire la convivenza.

Tra queste, feste organizzate nel campo rom, l’apertura della palestra scolastica durante le giornate più fredde e momenti di condivisione tra famiglie e studenti. L’obiettivo, spiega la dirigente, è rendere le differenze parte della vita quotidiana della scuola e non motivo di separazione.

Particolare anche il metodo didattico adottato, quello “senza zaino”: niente cartelle pesanti e materiale scolastico personale ridotto al minimo. Penne, quaderni e strumenti vengono messi in comune, mentre agli studenti vengono affidati compiti e responsabilità.

Un modello che punta a sviluppare autonomia, collaborazione e senso di comunità, trasformando la scuola in un luogo nel quale famiglie, insegnanti e ragazzi partecipano insieme al percorso educativo.