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Ex Ilva, da venerdì stop all’area a caldo. Cassa integrazione e rischio spegnimento definitivo

Dal 9 ottobre si ferma la produzione nello stabilimento siderurgico di Taranto. Gli impianti resteranno temporaneamente in riscaldo in attesa della Cassazione. Senza una decisione favorevole, lo spegnimento definitivo è previsto entro il 25 ottobre.

Da domani, venerdì 9 ottobre, saranno sospese tutte le attività produttive degli impianti dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto. Lo ha comunicato Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria con una nota inviata al prefetto, agli enti locali e alle forze dell’ordine. L’azienda ha annunciato anche l’avvio delle procedure per il ricorso agli ammortizzatori sociali.

La decisione arriva dopo il rigetto, notificato il 5 ottobre, della richiesta di sospendere l’esecuzione del decreto della Corte d’Appello di Milano del 27 luglio scorso, che ha imposto la fermata degli impianti.

La sospensione della produzione non comporterà, almeno inizialmente, lo spegnimento completo delle strutture. Gli impianti saranno mantenuti in modalità hot stand-by, cioè in condizioni di riscaldo, senza attività produttiva. Una procedura che consentirà di attendere l’esito del ricorso presentato alla Corte di Cassazione.

La data decisiva è il 20 ottobre, quando la Cassazione discuterà il ricorso di Acciaierie d’Italia e Ilva, entrambe in amministrazione straordinaria, contro il provvedimento dei giudici milanesi.

Il calendario indicato dall’azienda prevede conseguenze precise. In assenza di una decisione favorevole, il 24 ottobre sarà interrotto anche il mantenimento in riscaldo degli impianti, con lo spegnimento definitivo dell’area a caldo entro il 25 ottobre. La comunicazione aziendale precisa che, in quel caso, non vi sarebbe alcuna possibilità di successivo riavvio.

Sul fronte occupazionale, Acciaierie d’Italia ha annunciato che presenterà richiesta per l’attivazione degli ammortizzatori sociali necessari a gestire la fermata. Non è stato ancora precisato quanti lavoratori saranno interessati dalle nuove misure di cassa integrazione.

Lo stop di Taranto avrà conseguenze anche sugli altri stabilimenti del gruppo, che utilizzano il materiale prodotto nell’impianto pugliese. Sono state annunciate fermate temporanee anche per i siti di Genova e Novi Ligure.

La comunicazione è arrivata mentre a Palazzo Chigi era in corso un vertice dedicato alla situazione dell’ex Ilva.

Per Taranto si apre dunque una fase scandita da tre date: 9 ottobre, fermata della produzione; 20 ottobre, udienza in Cassazione; 25 ottobre, possibile spegnimento definitivo dell’area a caldo. L’esito del procedimento giudiziario determinerà se gli impianti potranno essere mantenuti nelle condizioni necessarie a un eventuale riavvio.