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Travolta e uccisa mentre si rialzava dalla moto: sacerdote a processo per la morte di Fabiana Chiarappa

Sarà processato dal 3 febbraio 2027 davanti al Tribunale di Bari don Nicola D’Onghia, il sacerdote di 55 anni accusato di omicidio stradale e omissione di soccorso per la morte di Fabiana Chiarappa, soccorritrice del 118 di 32 anni. La giovane perse la vita il 2 aprile 2025 sulla strada 172, tra Turi e Putignano, nel Barese.

Secondo la ricostruzione della Procura, Fabiana aveva perso il controllo della sua Suzuki ed era caduta sull’asfalto. Mentre cercava di rialzarsi, sarebbe stata travolta dalla Fiat Bravo guidata dal sacerdote.

Gli investigatori contestano a don D’Onghia una velocità non adeguata e l’utilizzo del telefono fino a pochi secondi prima dell’incidente. Dopo l’impatto, secondo l’accusa, il sacerdote non avrebbe prestato soccorso alla giovane, fermandosi invece per circa 45 minuti in un distributore di carburante situato a poche centinaia di metri dal luogo dell’investimento, prima di rientrare a casa.

Interrogato dagli inquirenti, don D’Onghia ha sostenuto di non essersi accorto di aver investito una persona. Ha raccontato di aver sentito un rumore provenire dalla parte inferiore dell’automobile e di aver pensato di aver colpito un sasso. Il sacerdote si dichiara innocente.

Nel corso delle indagini era stato sottoposto per alcuni giorni agli arresti domiciliari. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio, i suoi difensori, gli avvocati Federico Straziota e Vita Mansueto, hanno rinunciato all’udienza preliminare, inizialmente fissata per il 19 ottobre, chiedendo il giudizio immediato.

Il processo inizierà il 3 febbraio. I genitori di Fabiana Chiarappa, assistiti dagli avvocati Fabio Schino e Ilaria Stallone, intendono costituirsi parte civile.

La giovane lavorava come soccorritrice del 118, impegnata quotidianamente nell’assistenza alle persone in difficoltà. Saranno i giudici ad accertare se il sacerdote che, secondo l’accusa, l’ha investita abbia anche omesso di prestarle soccorso.