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Bollenti Spiriti, quando la Puglia scommise sui giovani: la storia del programma ideato con Annibale D’Elia

Annibale D’Elia, morto martedì 20 ottobre a 56 anni in un incidente motociclistico a Bari, aveva contribuito a costruire uno dei programmi più conosciuti della Regione Puglia: Bollenti Spiriti. Un progetto nato nel 2005 che, attraverso finanziamenti diretti, recupero di edifici abbandonati e iniziative di formazione, ha offerto a migliaia di giovani la possibilità di realizzare le proprie idee.

Sociologo, già dirigente delle Politiche giovanili della Regione, D’Elia ne aveva coordinato la struttura operativa. Il programma nacque durante la presidenza di Nichi Vendola, con Guglielmo Minervini, assessore alle Politiche giovanili, tra i principali promotori politici. D’Elia tradusse quell’indirizzo in strumenti amministrativi, bandi e progetti, lavorando con uno staff che si occupava direttamente dei rapporti con i giovani.

L’obiettivo era cambiare il modo in cui le istituzioni si rivolgevano alle nuove generazioni. Non considerarle esclusivamente destinatarie di assistenza o di interventi contro la disoccupazione, ma persone capaci di proporre iniziative utili alla crescita economica e sociale della regione.

La nascita nel 2005 e una diversa idea di politiche giovanili

Il programma fu approvato dalla Giunta regionale nel novembre 2005, inizialmente con un investimento previsto di 39 milioni di euro. Alla sua elaborazione parteciparono diversi assessorati, dalla formazione professionale alle politiche sociali.

L’espressione Bollenti Spiriti venne scelta per indicare l’energia e la creatività di una generazione che incontrava notevoli difficoltà nell’accesso al lavoro e nell’avvio di attività autonome.

La novità riguardava soprattutto il metodo. La Regione avrebbe messo a disposizione risorse economiche, edifici e strumenti amministrativi, lasciando ai giovani la responsabilità di proporre e realizzare i progetti.

Era una politica costruita attorno all’apprendimento attraverso l’esperienza. Un gruppo di ragazzi poteva costituire un’associazione, aprire un’attività, sperimentare una tecnologia o recuperare una tradizione locale, acquisendo nel frattempo competenze che difficilmente avrebbe sviluppato attraverso i soli percorsi formativi tradizionali.

Il programma si sviluppò principalmente tra il 2006 e il 2015, per poi evolvere in nuove misure regionali.

Principi Attivi: fino a 25mila euro per realizzare un’idea

L’iniziativa più conosciuta fu Principi Attivi, avviata nel 2008 e riproposta nel 2010 e nel 2012.

Il funzionamento era relativamente semplice. Un gruppo informale composto da almeno due giovani pugliesi, di età compresa tra 18 e 32 anni, poteva presentare un progetto e ottenere un finanziamento a fondo perduto fino a 25mila euro, da utilizzare per realizzarlo nell’arco di dodici mesi.

Le proposte dovevano riguardare tre grandi ambiti: tutela e valorizzazione del territorio, economia della conoscenza e innovazione, inclusione sociale e cittadinanza attiva.

Non era necessario possedere già un’impresa. La costituzione di un soggetto giuridico avveniva successivamente, per consentire ai vincitori di gestire il finanziamento.

Il primo bando, nel 2008, raccolse 1.563 candidature presentate da 4.158 giovani. Furono finanziati 420 progetti, per un investimento complessivo di 10,5 milioni di euro: 7,5 milioni provenienti dal Fondo nazionale per le Politiche giovanili e tre milioni dalla Regione.

Nel 2010 arrivarono 2.231 proposte, con la partecipazione di 5.721 giovani. I progetti finanziati furono 190, con risorse per circa 4,8 milioni di euro.

Nel 2012, nonostante una dotazione iniziale inferiore, vennero finanziati 173 progetti. Altri 18 ottennero successivamente il sostegno regionale grazie a risorse aggiuntive.

In una ricostruzione pubblicata nel 2016, Minervini indicò in circa 780 i progetti finanziati nelle tre edizioni, a fronte di oltre seimila candidature presentate da circa 16mila giovani. I singoli rendiconti amministrativi riportano numeri leggermente differenti in relazione ai successivi ampliamenti delle graduatorie.

Le attività finanziate spaziavano dalla produzione culturale alle tecnologie digitali, dall’ambiente al turismo, dall’artigianato ai servizi sociali.

Il finanziamento pubblico permetteva di affrontare una fase generalmente difficile: trasformare un’intuizione in un’organizzazione capace di operare concretamente.

Per D’Elia, però, Principi Attivi non coincideva con un tradizionale programma di sostegno alle startup. Il suo obiettivo principale era offrire ai giovani un’esperienza di responsabilità, lavoro collettivo e iniziativa autonoma. La nascita di imprese era uno dei possibili risultati, non l’unico.

I Laboratori Urbani: 54 milioni per recuperare edifici abbandonati

L’altra grande componente di Bollenti Spiriti riguardava gli spazi.

Con i Laboratori Urbani, la Regione finanziò il recupero di immobili pubblici inutilizzati: ex mattatoi, vecchie scuole, fabbriche, mercati, monasteri e altri edifici che avevano perso la propria funzione.

L’obiettivo era trasformarli in luoghi destinati alle attività culturali, alla formazione e all’iniziativa giovanile.

Il programma coinvolse 169 Comuni pugliesi, attraverso 71 progetti riguardanti 151 immobili. L’investimento complessivo raggiunse 54 milioni di euro, dei quali 44 milioni provenienti da risorse pubbliche gestite nell’ambito dell’accordo di programma e dieci milioni dal cofinanziamento comunale.

Gli interventi interessarono circa 100mila metri quadrati di edifici.

La Regione finanziava i lavori e l’attrezzatura degli spazi. I Comuni, proprietari degli immobili, individuavano i soggetti gestori attraverso procedure pubbliche. Associazioni e imprese potevano quindi utilizzare i laboratori per sviluppare attività rivolte al territorio.

I risultati non furono immediati, perché i lavori e gli affidamenti richiesero tempi diversi da Comune a Comune. Alla fine del 2013, secondo un bilancio ufficiale della Regione, erano 94 gli spazi effettivamente attivati.

Tra le esperienze nate attraverso questa misura c’è ExFadda a San Vito dei Normanni, nel Brindisino, dove un vecchio stabilimento enologico è stato trasformato in un centro per attività culturali, musicali e sociali.

A Bari è nata l’Officina degli Esordi, ad Andria le Officine San Domenico, mentre a Taranto il Cantiere Maggese ha ospitato iniziative di formazione e progettazione rivolte anche agli abitanti della città vecchia.

Il recupero degli edifici pubblici fu una delle azioni che ottennero maggiore attenzione fuori dalla Puglia. Nel 2009 i Laboratori Urbani furono segnalati dalla Commissione europea tra le esperienze di riferimento per la creatività e la rigenerazione urbana.

Dalla formazione alla legalità

Bollenti Spiriti comprendeva anche interventi diversi dal finanziamento delle idee e dal recupero degli immobili.

Con Laboratori dal Basso, sviluppato insieme all’agenzia regionale ARTI, furono gli stessi giovani a proporre percorsi formativi, individuando competenze e docenti necessari per realizzarli.

Secondo il bilancio pubblicato da Minervini, vennero organizzati complessivamente 183 percorsi, con oltre 7.170 ore di lezione e più di mille docenti coinvolti. La rendicontazione indicava 67.700 partecipazioni alle attività, un dato che non va necessariamente interpretato come numero di persone distinte.

Un altro intervento fu Giovani Innovatori in Azienda, nato per mettere in relazione le competenze dei giovani qualificati con le esigenze delle piccole e medie imprese pugliesi.

Il Cantiere della Legalità comprendeva invece iniziative dedicate alla lotta alle mafie e al riutilizzo sociale dei beni confiscati. Tra queste, Libera il Bene, realizzata anche attraverso la collaborazione con l’associazione Libera.

Il programma contribuì inoltre alla diffusione di incontri pubblici e iniziative partecipative, come i CreativeCamp e i Bollenti Spiriti Camp, pensati per mettere in contatto i gruppi finanziati e favorire la nascita di nuove collaborazioni.

Nel 2014 fu avviata anche la Scuola di Bollenti Spiriti, dedicata alla formazione di operatori capaci di coinvolgere i giovani nella progettazione sociale. La prima edizione si svolse nella città vecchia di Taranto: 30 partecipanti, selezionati tra 442 candidati, lavorarono direttamente a progetti da realizzare nel quartiere.

Che cosa è rimasto dei progetti finanziati

Uno degli aspetti più interessanti riguarda la durata delle iniziative dopo la conclusione dei finanziamenti.

Nel settembre 2011, il primo monitoraggio della Regione sui 420 progetti di Principi Attivi 2008 rilevò che il 73% delle organizzazioni finanziate era ancora pienamente operativo. Un altro 8% proseguiva le attività attraverso forme organizzative differenti. Il 6% risultava aver chiuso dopo la conclusione del contributo.

Il dato indicava che una parte consistente delle iniziative era riuscita a superare la fase iniziale, ma non permetteva di stabilire quale sarebbe stata la loro durata nel lungo periodo.

Un’inchiesta pubblicata nel 2013 dal Fatto Quotidiano riportò una precisazione dello stesso staff di Bollenti Spiriti: molte organizzazioni erano associazioni, la cui esistenza formale non comportava necessariamente lo svolgimento di attività continuative.

Anche la gestione dei Laboratori Urbani presentava problemi di sostenibilità. La ristrutturazione di un edificio e l’avvio delle attività non garantivano automaticamente risorse sufficienti per mantenerlo aperto negli anni successivi.

La stessa Regione intervenne con nuove misure di sostegno alla gestione e, successivamente, con il programma Laboratori Urbani in Rete.

I risultati, dunque, vanno distinti: il numero di progetti finanziati misura le opportunità inizialmente offerte; il numero di organizzazioni ancora operative a una determinata data riguarda la loro sopravvivenza; gli effetti duraturi sull’occupazione e sul territorio richiedono valutazioni ulteriori.

Università e centri di ricerca hanno dedicato diversi studi al programma, analizzandone la partecipazione giovanile, l’efficacia e la sostenibilità nel tempo.

Dal 2014 l’attenzione ai giovani fuori dal lavoro e dalla formazione

Nel dicembre 2013 la Regione approvò un nuovo piano d’azione, denominato «Tutti i giovani sono una risorsa», per il biennio 2014-2015.

La scelta derivava anche da un limite emerso nella prima fase: i bandi avevano raggiunto soprattutto giovani già capaci di organizzarsi, elaborare un progetto e partecipare a una selezione pubblica.

Il nuovo indirizzo cercava di coinvolgere anche i cosiddetti NEET, i giovani che non lavoravano e non erano inseriti in percorsi di istruzione o formazione.

Vennero quindi rafforzate le iniziative di accompagnamento, orientamento e apprendimento pratico.

Dopo il 2015 l’impostazione di Bollenti Spiriti continuò a influenzare le politiche regionali.

Nel 2016 nacque PIN – Pugliesi Innovativi, destinato agli under 35 con idee imprenditoriali, affiancando al sostegno economico servizi per lo sviluppo dei progetti. Nel 2018 arrivò Luoghi Comuni, che riprese il lavoro sul patrimonio pubblico inutilizzato attraverso progetti di innovazione sociale.

La Regione ha successivamente sviluppato altri strumenti, tra cui la rete Galattica, mantenendo l’attenzione sugli spazi pubblici e sulla partecipazione giovanile.

Il ruolo di Annibale D’Elia

D’Elia aveva coordinato un lavoro che richiedeva competenze amministrative e capacità di relazione con gruppi spesso privi di esperienza nella gestione di finanziamenti pubblici.

Lo staff di Bollenti Spiriti seguiva la preparazione dei bandi, la comunicazione con i partecipanti e il monitoraggio delle iniziative, cercando di ridurre le difficoltà di accesso ai finanziamenti.

Nel 2012 D’Elia entrò anche nella task force istituita dal Ministero dello Sviluppo economico per contribuire alla definizione delle norme nazionali sulle startup innovative.

Conclusa l’esperienza pugliese, lavorò a Milano, dove ricoprì incarichi dirigenziali nel settore dell’innovazione economica e del sostegno alle imprese. Nell’estate del 2026 era tornato alla Regione Puglia, chiamato dal presidente Antonio Decaro alla guida del Dipartimento Cultura, Istruzione, Turismo e Diritti civili.

Resta, tra le testimonianze della sua attività, un’intervista rilasciata nel luglio 2012 alla Repubblica degli Stagisti, nella quale spiegava perché il programma dovesse aiutare i giovani a diventare autonomi, senza dipendere continuamente dal sostegno pubblico.

«La cosa migliore che può succedere a Principi Attivi è che non serva più».

Era il criterio con cui D’Elia descriveva l’obiettivo del programma: finanziare un’esperienza iniziale e lasciare ai suoi protagonisti la possibilità di continuarla con le proprie risorse.