C’è anche un uomo di San Pietro Vernotico tra i 30 destinatari delle misure cautelari nell’inchiesta sulla presunta banca clandestina utilizzata dalla criminalità organizzata per riciclare denaro e realizzare frodi fiscali. Si tratta di Paolo Villani, 46 anni, posto agli arresti domiciliari, indicato dagli investigatori tra gli amministratori delle società utilizzate per emettere fatture false. In carcere è finito anche Maurizio Mainiero, 47 anni, di Foggia, ritenuto dagli inquirenti un emissario del clan Francavilla.
L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, coinvolge anche diversi imprenditori pugliesi. Perquisizioni sono state eseguite nelle province di Brindisi, Foggia e Bari, nell’ambito dell’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Milano e Monza Brianza. Gli accertamenti riguardano i rapporti economici con un’organizzazione che, secondo la Procura, offriva servizi finanziari clandestini a evasori fiscali e trafficanti di stupefacenti.
Oltre 110 milioni di euro di fatture false, 68 milioni trasferiti all’estero e sequestri per più di 21 milioni: sono le cifre dell’inchiesta, che ha portato all’emissione di 30 misure cautelari, 16 in carcere e 14 ai domiciliari.
La banca nascosta dietro un autonoleggio
Il centro operativo dell’organizzazione si trovava a Pero, alle porte di Milano, negli uffici di una società di autonoleggio. Dietro un’attività apparentemente regolare, secondo gli investigatori, funzionava una struttura finanziaria capace di movimentare milioni di euro attraverso società fittizie, conti esteri e criptovalute.
Al vertice del sistema sarebbero stati Giuseppe Piscioneri, Paolo Pelaggi e Luigi Mercadante. I primi due sono indicati come riferimenti di ambienti della ‘ndrangheta calabrese, mentre Mercadante è già stato condannato per appartenenza al clan camorristico dei Casalesi.
Il meccanismo era relativamente semplice. Le società cosiddette cartiere emettevano fatture per lavori o servizi mai eseguiti. Gli imprenditori compiacenti pagavano attraverso normali bonifici bancari e ricevevano successivamente indietro il denaro in contanti, trattenuta una commissione compresa tra il 2 e il 5 per cento.
Le aziende potevano così creare costi fittizi per ridurre illegalmente le imposte e ottenere liquidità non dichiarata. Il denaro contante utilizzato per le restituzioni proveniva anche da attività criminali, in particolare dal traffico di droga.
Le somme incassate sui conti delle società cartiere venivano invece trasferite su rapporti bancari esteri, anche in Lussemburgo, Lituania e Germania, prima di essere convertite in criptovalute. Gli investigatori hanno ricostruito trasferimenti internazionali per circa 68 milioni di euro.
Il coinvolgimento della mafia foggiana
Uno degli aspetti dell’inchiesta riguarda i rapporti tra la struttura milanese e la Società Foggiana, conosciuta anche come Quarta mafia.
Secondo l’ordinanza cautelare, l’organizzazione avrebbe fornito armi e automobili a persone ritenute vicine alla batteria mafiosa Sinesi-Francavilla.
In particolare, Maurizio Mainiero, arrestato e trasferito in carcere, è indicato dagli investigatori come emissario di Antonello Francavilla, esponente del gruppo criminale foggiano e non indagato in questo procedimento.
Gli atti ricostruiscono una presunta consegna di una pistola e delle relative munizioni il 25 maggio 2025. L’organizzazione avrebbe inoltre messo a disposizione veicoli per gli spostamenti degli appartenenti al gruppo e dei loro familiari.
L’inchiesta descrive anche un sistema di sostegno economico destinato a esponenti della ‘ndrangheta detenuti, finanziato con parte dei proventi delle attività illecite.
Gli imprenditori pugliesi e le perquisizioni
Le indagini non riguardano soltanto i presunti appartenenti alle organizzazioni criminali. La Guardia di Finanza sta ricostruendo anche i rapporti con imprenditori che avrebbero utilizzato il sistema per ottenere fatture false e denaro contante, pur operando in attività economiche apparentemente regolari.
Le società coinvolte nel meccanismo operavano soprattutto nell’edilizia, nella logistica e nei servizi. Le imprese cartiere, formalmente intestate a prestanome, avevano sedi prevalentemente in Lombardia e Campania e venivano periodicamente sostituite.
Le perquisizioni effettuate nelle province di Brindisi, Bari e Foggia puntano ad acquisire documentazione e altri elementi utili a ricostruire le operazioni finanziarie. L’esecuzione di una perquisizione, da sola, non implica l’appartenenza a un’organizzazione mafiosa né dimostra responsabilità penali.
Informazioni riservate dall’interno delle istituzioni
Nell’inchiesta compaiono anche presunti episodi di corruzione e accesso abusivo a sistemi informatici.
Tra i destinatari delle misure cautelari figura Domenico Bruno, dipendente dell’ufficio gip del Tribunale di Milano, posto agli arresti domiciliari. Secondo l’accusa, avrebbe effettuato accessi non autorizzati ai sistemi informatici per ottenere informazioni sulle indagini, con la complicità di un avvocato.
Ai domiciliari anche un ispettore della Guardia di Finanza, accusato di aver ricevuto denaro in cambio di informazioni riservate di natura fiscale.
L’operazione del 21 ottobre ha impegnato oltre 350 finanzieri, con interventi in numerose province italiane e attività investigative estese alla Spagna e alla Svizzera.
Le responsabilità delle persone coinvolte dovranno essere accertate nel processo. L’inchiesta si trova nella fase preliminare e per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza.