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Cozze straniere nel Mar Piccolo, nove associazioni contro il Comune: «Non firmate la deroga»

Nove associazioni chiedono al Comune di Taranto di non autorizzare l’introduzione nel Mar Piccolo di seme di cozze proveniente dall’esterno. La richiesta arriva dopo che alcune organizzazioni di mitilicoltori hanno sollecitato una deroga al divieto in vigore dal 2022, per fronteggiare i danni provocati dalle alte temperature estive.

A sottoscrivere l’appello sono Confcommercio Taranto, Unicop, Centro Ittico Taranto, Enogastro Hub, WWF Taranto, Slow Food Puglia, Marevivo Puglia, Radio Vera e Omnia Coop.

Al centro della controversia c’è l’ordinanza sindacale numero 8 del 26 settembre 2022, che vieta la reimmersione nel primo e nel secondo seno del Mar Piccolo di seme e mitili non autoctoni o non certificati. Il provvedimento tutela la produzione della cozza nera tarantina e l’ecosistema del bacino.

La richiesta di deroga nasce dalla moria del novellame causata dal caldo eccezionale dell’estate. L’amministrazione comunale ha manifestato la disponibilità a consentire temporaneamente l’introduzione di cozze provenienti da altri Paesi del Mediterraneo, in particolare Grecia e Spagna, fino al 28 febbraio 2027.

Le nove associazioni, pur esprimendo solidarietà agli allevatori danneggiati, contestano l’esistenza di un’emergenza tale da giustificare la modifica delle regole.

Secondo i firmatari, con l’abbassamento delle temperature sarà possibile riprendere già a novembre la raccolta del seme locale. Le cozze potranno raggiungere nel giugno 2027 una dimensione di 4,5 centimetri, quella del cosiddetto Primativo, che può essere commercializzato. Per la taglia commerciale definitiva bisognerà invece attendere maggio o giugno 2028.

La vendita del prodotto intermedio, sostengono le associazioni, potrebbe assicurare un reddito ai mitilicoltori già dalla prossima estate.

I firmatari chiedono inoltre di valutare scientificamente i possibili rischi ambientali, sanitari e genetici derivanti dall’introduzione di novellame esterno.

Qualora il Comune decidesse comunque di concedere la deroga, pretendono garanzie precise: utilizzo esclusivo di Mytilus galloprovincialis proveniente da Paesi riconosciuti dall’Unione europea, controlli veterinari, tracciabilità dei lotti e limiti alle dimensioni del seme introdotto.

La preoccupazione è che il Mar Piccolo possa diventare, secondo l’espressione utilizzata dalle associazioni, un «utero in affitto» per cozze provenienti da altri territori, compromettendo l’identità della produzione tarantina.

La decisione sulla deroga mette così a confronto le esigenze immediate degli allevatori colpiti dalle perdite estive e le richieste di tutela del prodotto locale.