Giuseppe Petramala, bracciante agricolo di 35 anni originario di Cosenza, morì il 16 ottobre 2024 dopo essere stato soccorso in condizioni gravissime. Inizialmente si parlò di una caduta da un albero durante la raccolta delle olive. A due anni dalla tragedia, i carabinieri hanno arrestato il suo datore di lavoro, posto ai domiciliari con le accuse di omicidio e sfruttamento del lavoro.
L’operazione è stata eseguita questa mattina, lunedì 26 ottobre, dai carabinieri della Compagnia di Gioia del Colle, su disposizione dell’autorità giudiziaria e sotto il coordinamento della Procura di Bari.
Secondo la ricostruzione investigativa, il bracciante sarebbe rimasto gravemente ferito mentre lavorava in un uliveto. Il datore di lavoro, anziché accompagnarlo immediatamente in ospedale, lo avrebbe trasferito prima nella propria azienda e successivamente in un’abitazione, nel tentativo di nascondere il luogo e le circostanze dell’accaduto.
Quando arrivarono i soccorsi, le condizioni del 35enne erano disperate. Trasportato all’ospedale Santa Maria degli Angeli di Putignano, morì prima che potesse essere trasferito al Policlinico di Bari.
Fin dall’inizio, le numerose lesioni riscontrate sul corpo, compresa una profonda ferita alla testa, avevano sollevato dubbi sulla versione della caduta accidentale. Anche i familiari avevano contestato quella ricostruzione, chiedendo di chiarire le circostanze della morte.
Le indagini hanno portato alla contestazione dei reati di omicidio e sfruttamento del lavoro. Secondo la Procura, Petramala sarebbe stato vittima di caporalato.
Il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e le responsabilità dell’indagato dovranno essere accertate nel processo.