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Francavilla Fontana, auto incendiate nelle campagne per rivendere i metalli: due arresti e sette camion sequestrati

Raccoglievano veicoli fuori uso dai centri di rottamazione, li trasportavano nelle campagne di Francavilla Fontana e li incendiavano per eliminare plastica, pneumatici e altri materiali non metallici. Recuperavano poi il ferro e gli altri metalli da rivendere anche fuori regione. È il sistema illecito ricostruito dai Carabinieri Forestali di Brindisi nell’operazione «Ferro e Fuoco», conclusa con due persone agli arresti domiciliari, altre sei indagate a piede libero e il sequestro preventivo di sette autocarri.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Brindisi, è stata condotta dal Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale (NIPAAF) ed è durata circa tre anni.

I militari avevano individuato nelle campagne francavillesi numerose tracce di grandi roghi, accompagnati da odori persistenti e fumi prodotti dalla combustione dei materiali. Le aree utilizzate erano prevalentemente terreni agricoli abbandonati, appartenenti a proprietari che spesso risiedevano lontano dalla zona.

Secondo gli investigatori, i veicoli venivano incendiati per distruggere pneumatici, guarnizioni, paraurti, tappezzerie e altre componenti in plastica e gomma. Una volta spenti i roghi, gli indagati recuperavano i metalli delle carrozzerie e dei motori, destinati alla commercializzazione attraverso una rete di acquirenti che si estendeva anche oltre i confini regionali.

Gli accertamenti hanno consentito di ricostruire le presunte responsabilità di otto persone, di età compresa tra 27 e 69 anni, tutte residenti a Francavilla Fontana tranne una domiciliata a Grottaglie. Tra gli indagati figura anche il rappresentante legale di un’impresa di autodemolizioni.

Su richiesta della Procura, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi ha disposto gli arresti domiciliari per due persone e il sequestro preventivo dei sette autocarri che sarebbero stati utilizzati per trasportare i veicoli e i materiali recuperati. I provvedimenti sono stati eseguiti dai Carabinieri Forestali di Brindisi con il supporto dei colleghi del NIPAAF di Lecce.

Le accuse contestate a vario titolo riguardano la gestione continuata e non autorizzata di rifiuti, anche pericolosi, e la combustione illecita. Quest’ultimo reato, introdotto nel 2014 nel Testo Unico Ambientale per contrastare fenomeni come quello della cosiddetta Terra dei Fuochi, prevede pene da due a cinque anni di reclusione, che salgono da tre a sei in presenza di rifiuti pericolosi. Restano inoltre gli obblighi di bonifica delle aree contaminate.

Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari. Tutte le persone coinvolte sono da considerarsi presunte innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.