Circa sessanta lavoratori del Gruppo Pellegrini, impiegati nel servizio mensa dell’ex Ilva di Taranto, hanno protestato nella mattinata di martedì 27 ottobre davanti alla portineria di Acciaierie d’Italia. Il presidio si è poi spostato sotto la Prefettura, con i delegati di Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs Uil. Gli addetti temono di perdere il lavoro senza poter contare sulla cassa integrazione.
La mobilitazione segue l’assemblea di lunedì dei lavoratori degli appalti di pulizia e ristorazione. Al centro della vertenza ci sono le conseguenze della riduzione delle attività dello stabilimento: meno reparti operativi significa anche meno servizi richiesti alle imprese esterne.
Secondo i sindacati, il recente decreto del Governo non comprende gli addetti degli appalti di servizi, lasciando senza adeguate garanzie oltre mille persone occupate nelle mense, nella vigilanza, nelle pulizie e nei multiservizi. Il timore è che il taglio delle commesse o il loro mancato rinnovo possa tradursi nella perdita del posto, senza un sostegno al reddito.
Cira Basile, segretaria dell’Ugl Taranto, riferisce che Pellegrini ha comunicato diecimila ore di lavoro mancanti a causa della chiusura di alcuni reparti. La sindacalista chiede continuità occupazionale e richiama la situazione delle famiglie che dipendono da un solo stipendio.
Le organizzazioni sindacali sollecitano un confronto al ministero delle Imprese e del Made in Italy e al ministero del Lavoro, con Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e le aziende appaltatrici. Chiedono di chiarire quali ammortizzatori siano utilizzabili e quali misure possano garantire occupazione e reddito durante la crisi del gruppo siderurgico.