Brindisi, la bomba e i Bronzi che pochi conoscono

La bomba è stata disinnescata, è brillata in una cava di sabbia di contrada Autigno e tutti abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Mai, in tempo di pace, 54.000 persone hanno lasciato le proprie abitazioni, a causa di un residuato di una guerra di cui si ricordano a mala pena i fatti salienti, balbettati tra una disastrosa semina di superficiali, capaci di disseminare schegge d’ignoranza, molto più pericolose di quelle scongiurate dai bravi e professionali artificieri dell’Esercito Italiano.
Nelle ore appena precedenti l’evacuazione generale, si è diffusa la notizia che anche i reperti archeologici più preziosi, custoditi presso il M.A.P.RI (Museo Archeologico Provinciale Francesco Ribezzo) sarebbero stati collocati al sicuro, per evitare eventuali danni.
Le voci si sono rincorse e una levata d’orgoglio frammisto a generosa dose di sfiducia, ha cominciato a serpeggiare, senza mai tracimare, oltre il limite di un post sui social network.
La pressione emotiva, condivisa anche tra i protagonisti del coordinamento delle operazioni, ha fatto si che non giungesse nessuna rassicurazione e trascorse poche ore dal rientrato allarme ed assistito al brillamento dell’ordigno, nessuno ha precisato i tempi di rientro dei beni archeologici al loro posto.
Probabilmente pochi sanno che presso il MIBAC, Ministero per iBeni Artistici e Culturali è attiva dal 2018, anche se istituita l’anno precedente l’operativa l’Unità per la Sicurezza del Patrimonio Culturale. A ricoprire il ruolo di Direttore generale della nuova unità è stato chiamato, sino al 2021, Fabio Carapezza Guttuso, figlio adottivo del celeberrimo Renato Guttuso, eminente professionista e curatore.
L’unità ha il compito di unificare le diverse strutture che si occupavano di sicurezza al fine di un migliore coordinamento delle competenze. La struttura si muove, sia nell’ambito della prevenzione che delle emergenze e per gli interventi ordinari.
Dal 2018, tutte le strutture che collaborano alla sicurezza, dalla Protezione civile ai Vigili del fuoco, alle strutture territoriali, sanno perfettamente a chi rivolgersi per tutte le questioni legate alla sicurezza.
All’unità di crisi diretta da Fabio Carapezza Guttuso deve essere stata indirizzata l’informativa, dai responsabili del piano di sicurezza creato presso la prefettura di Brindisi. Nei tempi dettati dall’emergenza, ne sarà conseguita la messa in sicurezza dei reperti che sono in capo, per competenza, capo della Soprintendenza do Lecce.
La soprintendente, dottoressa Maria Piccarreta, ha dichiarato ai colleghi di LeccePrima: “Per me le opere d’arte sono come le persone per la protezione civile”. E ha aggiunto: “Appena il prefetto di Brindisi dichiarerà cessato il pericolo, il Principe ellenistico e gli altri bronzi saranno ricollocati nell’originaria sede brindisina”.
Se da un lato la gran parte dei brindisini, solo grazie all’effetto collaterale della bomba, ha saputo che Brindisi custodiva reperti importantissimi, stimati e ricercati, tanto da divenire “guest star” in mostre di grandissimo rilievo come a Trieste in occasione della mostra internazionale “Nel Mare dell’Intimità, dall’altra denuncia la palpabile consapevolezza di dover essere responsabili testimoni di questa ricchezza.
Al loro rientro, nel maggio del 2018, la direttrice del museo brindisino, Emilia Mannozzi, auspicava una maggiore presenza di brindisini e di turisti, in previsione anche delle attività crocieristiche.
Gli auspici divenire realtà, proprio oggi che il trauma per la eventuale perdita di un pezzo di memoria, peraltro sconosciuto, potrebbe mettere in moto un fenomeno di incuriosita presa di coscienza, magari inondando il Museo brindisino di richiesta di visite e perché no, finanche qualche iniziativa convegnistica che offra una lettura sapienziale e divulgativa del tesoro venuto a galla a punta del Serrone, quasi trent’anni fa.
Intanto dal 16 dicembre 2019 al 19 aprile 2020, il Museo della Moda e del Costume delle Gallerie degli Uffizi, c/o Palazzo Pitti in Firenze, ospiterà un “Piede di statua con calzare” in bronzo, di età imperiale, proveniente dal Museo Archeologico “F. Ribezzo” di Brindisi (reperto rinvenuto nei fondali di Punta del Serrone, Brindisi).
Il prestito dell’opera consentirà al nostro territorio di offrire un contributo alla mostra “Ai piedi degli dei. Le calzature dal mondo classico al contemporaneo”