Ex Ilva, l’allarme delle imprese: “Serve un decreto urgente per salvare la continuità produttiva”


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Un decreto urgente del Governo per garantire la continuità produttiva dell’ex Ilva e scongiurare una “catastrofe” economica e occupazionale. È la richiesta avanzata da Confapi Taranto, Confindustria Taranto, Aigi, Confartigianato Taranto e Federmanager, che hanno presentato una nota congiunta nella sala Resta della Camera di commercio.

L’appello arriva dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento entro 90 giorni. Secondo le associazioni, si tratta di una scadenza che potrebbe aprire la strada a licenziamenti collettivi e mettere a rischio l’intero sistema industriale collegato al polo siderurgico.

Prima dell’incontro, un gruppo di lavoratori dell’indotto ha occupato la strada davanti alla sede camerale per richiamare l’attenzione sulla crisi che coinvolge migliaia di addetti e aziende della filiera.

Nel documento le organizzazioni chiedono all’esecutivo di definire con urgenza un percorso di transizione industriale, con tempi certi e un assetto organizzativo in grado di garantire insieme continuità produttiva, tutela della salute e salvaguardia dell’occupazione.

“Taranto non può essere dismessa”, ribadiscono le associazioni, sottolineando che la chiusura dell’area a caldo comprometterebbe il modello integrato dello stabilimento, con conseguenze sulla filiera, sull’occupazione e sulla capacità nazionale di produrre acciaio primario.

“Nessuno chiede privilegi – si legge nella nota – ma risposte serie capaci di coniugare salute, lavoro e interesse nazionale”. La posizione delle imprese si chiude con un messaggio netto: “Noi non molleremo Taranto”.