Grotta Romanelli, il mistero dei tre scheletri: non sono paleolitici, risalgono al Medioevo


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Un mistero archeologico durato oltre un secolo trova una risposta. I resti di tre individui, un adulto e due bambini, rinvenuti nel 1900 nella Grotta Romanelli di Castro, nel Leccese, non appartengono al Paleolitico come si era a lungo ritenuto: risalgono al Medioevo.

A stabilirlo sono nuove analisi condotte da un gruppo di ricercatori coordinato dall’Università Sapienza di Roma, con la partecipazione degli atenei Federico II di Napoli, Torino, Milano e Salento e dell’Istituto di Geoscienze del Cnr.

La scoperta cambia la lettura di uno dei siti preistorici più importanti del Mediterraneo. Grotta Romanelli, infatti, sarebbe stata frequentata dall’uomo per migliaia di anni, ben oltre il periodo paleolitico al quale è tradizionalmente associata.

Gli scheletri erano stati scoperti più di un secolo fa e trasferiti nel 1914 a Napoli, dove sono oggi conservati nel Museo di Antropologia dell’Università Federico II. Le moderne tecniche di datazione hanno consentito di riesaminare reperti che fino a oggi erano stati inseriti in un contesto cronologico completamente diverso.

La ricerca, pubblicata sul Journal of Anthropological Sciences, apre ora nuovi interrogativi sulla presenza umana nella grotta e sull’identità delle popolazioni che hanno frequentato il territorio salentino nel corso dei secoli.