Vincenzo e Yari, un cammino alla scoperta di se stessi

Lucia Pezzuto per il7 Magazine

Ogni viaggio ha una sua storia, questa è la storia di Vincenzo e Yari, una amicizia nata per caso e un cammino condiviso. Insieme percorrono migliaia di chilometri a piedi, senza utilizzare alcun mezzo, accompagnati dal sorriso e dall’ospitalità della gente che la vita mette sulla loro strada. Sulla spalla ciascuno ha un suo zaino con all’interno l’essenziale ma il vero bagaglio è ciò che portano nel loro cuore: un’esperienza unica che oggi da un senso alla loro vita. Vincenzo Cherubino, ha 37 anni nasce a Napoli, ma la sua vera casa è ogni luogo che ha visitato. Yari Orsini ha 32 anni, è di Livorno. Sino a qualche tempo fa aveva un lavoro e praticava sport, cose che lo assorbivano a tempo pieno. Si conoscono solo da qualche mese, ma insieme hanno deciso di condividere un’esperienza di cammino che in questi giorni li ha portati ad attraversare la Puglia ed in particolare il territorio brindisino, passo dopo passo. “Noi ci siamo conosciuti tramite facebook, io ero sul cammino di Santiago e lui era in Argentina, ci siamo contattati ed avevamo deciso che quando saremmo tornati tutti e due avremmo camminato un po’ insieme- racconta Yari- Ci conosciamo dal 7 agosto, ora faccio questo cammino con Vincenzo poi il 24 ottobre partirò per l’Asia”.
Incontrare e conoscere Vincenzo e Yari è una sorpresa, una di quelle che non ti aspetti. Sono solari, estremamente educati e “inaspettatamente affettuosi”. Entrambi hanno un volto dolce che ispira fiducia, Vincenzo, biondo, occhi azzurri; Yari, moro con gli occhi neri e profondi. Forse è per questo che riescono a creare subito un legame di forte empatia con la gente, che senza esitare apre le porte di casa per ospitarli durante le tappe del loro viaggio. “Io ho iniziato a viaggiare a 15 anni, a spostarmi , a prendere il treno, andare in altre città, a conoscere altre realtà, altre persone. A spingermi è stata mia madre, era una donna super aperta, da piccolo facevo meditazione con lei, andavo nei manicomi con lei perché diceva che dovevo imparare un nuovo modo di comunicare che non fosse solo quello verbale, accoglieva tante persone a casa. Lei ha aiutato tante realtà, nel suo piccolo si intende, perché lei faceva anche tanti lavori e lavorava per poter aiutare gli altri -racconta Vincenzo- Così tante cose che per gli altri possono sembrare anomali, per me era normalità. Anche il confronto con gli altri, io non ho mai avuto paura , nel senso che ho sempre vissuto le differenze come ricchezza. Come nel mondo della disabilità, io frequentavo mia zia disabile, ero piccolo ed io spesso mi ritrovavo anche con altre persone con problemi più o meno gravi. Per me era normale. Così tutta l’esperienza che ho fatto mi ha reso l’uomo che sono oggi”.
Questi ragazzi raccontano con entusiasmo le loro esperienze di viaggio ma non negano che talvolta ci si possa imbattere anche in situazioni difficili. “Ci si può scontrare con delle situazioni più difficili ma tanto nella maniera o nell’altra bisogna che tu vada avanti. I momenti bui ci sono per tutti. In ogni caso incontri e ti avvicini sempre a persone che sono tue simili- spiega Yari- Le persone hanno paura a lanciarsi a buttarsi in una avventura, in qualsiasi cosa, invece, poi ce la fai e ti rendi conto che tutti quei problemi che ti eri fatto prima erano solo nella tua testa. Se sei con lo spirito giusto si può far tutto”.
Quella di Vincenzo e Yari si direbbe una scelta di vita, in realtà a sentir loro sembra più un modo di essere, come sentirsi a casa proprio in ogni luogo del mondo. “Ho tanti amici , che mi stramano, io vivo di ospitate anche se è brutto dire così perché ovunque io vada mi sento a casa. Ma per far così bisogna avere dei livelli molto alti -dice Vincenzo- A volte è così difficile comunicarlo all’esterno perché spesso mi chiedono come fai, come ti mantieni, non pensi al futuro. Tutte queste paure fanno parte delle paure degli esseri umani. Ma io non ho paura perché non sono mai fermo. Paradossalmente ho più i piedi io per terra che tante persone che vivono una vita convenzionale, con una famiglia e una serie di strutture”.
“Io sono stato in posti assurdi, anche pericolosi, come Carakas , ho vissuto in tanti paesi dell’Africa , nei paesi arabi ma come dico sempre ad oggi io porto un’esperienza positiva, ci può essere un intoppo ma che può capitare in qualsiasi parte del modo. Le brutte esperienze poi le dimentico. A Capo Verde ci sono stato due volte mi sono ritrovato anche in una sparatoria ma poteva essere anche a Napoli, a Brindisi, ovunque- prosegue- Quando ti rechi in altri posti rispetti la loro cultura, se sai che in quel posto camminare in costume è meglio evitare, eviti. Sono piccole accortezze. Per me sarebbe molto più difficile vivere facendo ogni giorno la stessa cosa, con un lavoro fisso e costruire qualcosa di materiale. Quello che ad oggi non voglio. Non ho paura del futuro”.
Vincenzo e Yari sono partiti da Matera e poi hanno attraversato Picciano, Gravina, Altamura, Cassano delle Murge, Bitetto, Bari. “Ora da Bari stiamo percorrendo tutta la costa. Ora stiamo facendo la Via Francigena, che non è battuta, non è segnata, è molto selvaggia -dice Yari- All’inzio quando arriviamo in un posto nuovo la gente ci guarda, poi basta scambiare una parola e tutti si aprono”. Ed è proprio quello che è accaduto con Valentina e Daniela che con le loro famiglie hanno ospitato i due giovani nella loro casa di Santa Sabina. “Non abbiamo esitato per nulla, è stato naturale, hanno chiesto una bottiglia d’acqua e abbiamo aperto il cancello di casa per invitarli dentro -raccontano le due donne che hanno raggiunto Brindisi per salutare i due ragazzi pronti per ripartire- E’ stato un dono che loro hanno fatto a noi”.
Ora Vincenzo e Yari sono in cammino verso Torchiarolo , il loro obbiettivo è raggiungere Santa Maria di Leuca, una meta che rappresenta la ragione del loro viaggio. Ed è qui che si intreccia un’altra storia quella di una mamma di Pordenone che scrive a Vincenzo raccontando della sua difficile vita e della battaglia che il suo bambino, di soli dieci anni, sta combattendo contro la leucemia.
“Per lungo periodo ci siamo scritti su facebook, poi non l’ho sentita più- dice Vincenzo- quando l’ho ricontattata ho scoperto che quel bambino non c’era più, che aveva perso la sua battaglia. La madre mi aveva raccontato che l’ultimo viaggio fatto con il figlio era stato a Santa Maria di Leuca, dove il suo piccolo era rimasto affascinato dal mare”. Così scopriamo che il cammino di Vincenzo e Yari, in realtà è il cammino di quel bambino che non c’è più ma che in qualche modo loro vogliono riportare alla sua mamma. “Quando raggiungeremo la meta, raccoglieremo un po’ di quell’acqua del mare che ha bagnato i piedini di quel bambino e la porteremo alla sua mamma- racconta Vincenzo- andremo a Pordedone a consegnarla e poi le daremo anche un diario, un diario di viaggio sul quale stiamo raccogliendo i messaggi di quelle persone che stiamo incontrando sulla nostra strada e con le quali stiamo condividendo questa esperienza”.