«Benvenuti a Casa». Sull’invito all’inaugurazione di Bottega Dalmut sono queste le parole che accompagnano il disegno della facciata: tre aperture ad arco, tende verdi, una bandiera con il marchio. L’appuntamento è per domenica 11 ottobre, dalle 11 alle 20.30, in viale Lilla 41, a Francavilla Fontana. Per un’azienda che incontra i propri clienti anche lontano dall’Italia, la parola casa riporta il racconto al suo punto di partenza: la città in cui Leonida Ferrarese ha costruito il suo progetto.
Prima dei calciatori e dei clienti internazionali, prima delle collezioni e degli appuntamenti nelle grandi città, c’era un giovane che cercava un abito. Aveva studiato Economia a Roma, proseguito la formazione a New York e davanti a sé aveva una strada nell’impresa. Gli serviva un vestito nel quale riconoscersi. Quelli provati, però, gli sembravano troppo lontani dalla sua età e dal suo gusto.
Il passaggio decisivo avvenne tornando da un sarto di Francavilla: prove, correzioni, un confronto insistito sul risultato. Finché l’immagine nello specchio coincise con quella che aveva in mente. Da cliente diventò imprenditore, rilevando la sartoria e avviando insieme ai suoi artigiani un percorso nuovo.
Nella storia familiare, la passione per il vestire precedeva questa scelta. Il nonno paterno, dopo il lavoro in banca, frequentava un laboratorio sartoriale di Nardò. Il padre Massimo Ferrarese aveva invece costruito il proprio percorso nell’industria. Leonida scelse di dare forma a un’attività diversa: trasferire le competenze acquisite negli studi e nelle esperienze all’estero dentro un mestiere radicato nel territorio. Nel giugno 2015 il suo marchio si presentava a Pitti Uomo, a Firenze, con una squadra di artigiani pugliesi.

La prima bottega in via Quinto Ennio occupava un palazzo storico di fine Ottocento. Nel 2015 l’azienda contava otto sarti di scuola pugliese e conquistava un cliente capace di darle immediata visibilità: Lapo Elkann, fotografato mentre sceglieva i tessuti. Era una delle prime conferme che da Francavilla si poteva raggiungere una clientela abituata a cercare l’eleganza nelle capitali della moda.
Negli anni il nome Dalmut è stato associato, fra gli altri, a Zlatan Ibrahimovic, Gianluigi Donnarumma, Marco Verratti e Hakan Çalhanoğlu. Anche la crescita dell’impresa va letta attraverso le persone che lavorano: nel febbraio 2024 Ferrarese indicava 32 dipendenti e una produzione di 60-70 abiti al mese, con un fatturato riferito al 2023 di 2,3 milioni di euro. Numeri che documentano il passaggio dalla piccola squadra iniziale a un’organizzazione più articolata.
Per capire l’azienda bisogna però seguire il lavoro che precede la fotografia del cliente: le misure, il cartamodello individuale, il taglio, le prove. Il percorso su misura prevede da sei a otto settimane per la realizzazione di un capo e due prove per il primo abito. Sono tempi che raccontano quanto il prodotto dipenda dal confronto fra chi lo indossa e chi lo realizza. Il cliente porta esigenze, abitudini, un’idea di sé; il laboratorio deve tradurle in proporzioni e vestibilità.
È in questo rapporto che prende forma il progetto di Ferrarese. La preparazione imprenditoriale incontra il sapere dei maestri sarti; il gusto contemporaneo si confronta con tecniche che richiedono esperienza, pazienza e precisione. Ogni abito nasce da una persona e dal lavoro di altre persone, prima di diventare un’immagine da mostrare.
Il progetto si è allargato alla maglieria, alle calzature, alla pelletteria e agli accessori. Alle sedi di Francavilla e Dubai si affianca un servizio di appuntamenti privati a Milano, Londra e Zurigo. Per il decennale, Dalmut ha inoltre annunciato una collezione di dieci tessuti esclusivi realizzati con Loro Piana: un altro passaggio nella ricerca di un’identità riconoscibile, che comincia dalla materia prima e arriva al capo finito.
L’apertura annunciata in viale Lilla aggiunge una pagina a questa storia. Il suo significato si può leggere nella scelta di investire ancora nel luogo da cui tutto è cominciato. Francavilla resta il punto di riferimento di un marchio che si rivolge a clienti internazionali: qui il sapere degli artigiani ha incontrato l’ambizione di un giovane imprenditore e ha trovato nuovi destinatari.
«Benvenuti a Casa», dunque, è anche una chiave per raccontare Leonida Ferrarese. Partito alla ricerca di un abito che gli somigliasse, ha costruito un’impresa attorno a quella richiesta. Adesso la nuova porta si apre nella stessa città in cui aveva bussato alla prima sartoria.
