L’ex Ilva di Taranto si prepara allo spegnimento dell’area a caldo dopo la decisione della Corte di Cassazione che ha respinto i ricorsi presentati da Ilva e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. Gli impianti sono ancora in fase di preriscaldo, mentre i commissari stanno definendo tempi e modalità delle operazioni di fermata.
La sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione, depositata giovedì 29 ottobre, ha confermato il provvedimento della Corte d’Appello civile di Milano che dispone lo stop dell’attività produttiva a caldo dello stabilimento siderurgico. Alla base della decisione ci sono i pericoli per la salute e per l’ambiente riconosciuti dai giudici.
Lo spegnimento dovrà interessare gli altiforni 1, 2 e 4 e le batterie delle cokerie. Le operazioni dovranno essere effettuate alla presenza degli enti di controllo, già informati dalle società. Spetta ora ai commissari di Acciaierie d’Italia stabilire il calendario degli interventi e le procedure tecniche necessarie.
Il decreto del governo aveva consentito di mantenere gli impianti in preriscaldo fino al 15 dicembre 2026, in attesa della pronuncia della Cassazione. La sentenza è però arrivata prima di quella scadenza, facendo venir meno il presupposto per proseguire il mantenimento degli impianti in questa condizione.
Lo stabilimento di Taranto non produce acciaio dall’8 ottobre. L’altoforno 2, l’ultimo rimasto operativo, è stato posto in preriscaldo nei primi giorni del mese. L’altoforno 1 è fermo dal maggio 2025, dopo il sequestro disposto dalla Procura in seguito a un incendio, mentre il 4 era stato arrestato per interventi di manutenzione. Anche le batterie delle cokerie sono inattive dall’inizio dell’anno.
Lo spegnimento definitivo degli altiforni potrebbe compromettere la possibilità di riavviarli successivamente. Si tratta di una conseguenza tecnica rilevante, sulla quale pesano le condizioni degli impianti e le modalità della fermata.
Al momento non è stata comunicata una data per l’avvio delle operazioni. La decisione è nelle mani dei commissari, chiamati a dare esecuzione al provvedimento giudiziario e a coordinare gli interventi con gli organismi di controllo.
Resta aperta la questione delle ricadute occupazionali e industriali della fermata, in uno stabilimento già interessato dalla sospensione della produzione e dal ricorso agli ammortizzatori sociali.