Ex Ilva, Meloni: «Faremo il possibile, ma non siamo noi ad averla chiusa»


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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni interviene sulla crisi dell’ex Ilva di Taranto e respinge le responsabilità attribuite al suo governo. «Faremo tutto ciò che possiamo», ha dichiarato venerdì 16 ottobre a Bruxelles, rispondendo alle domande dei giornalisti sulle proteste degli operai dello stabilimento siderurgico.

Meloni ha precisato che «non siamo noi ad aver chiuso l’Ilva», rivendicando l’impegno economico dell’esecutivo. Secondo quanto dichiarato dalla premier, dall’insediamento del governo sono stati investiti complessivamente 5 miliardi di euro, attraverso finanziamenti diretti e interventi di Invitalia, per affrontare la crisi dello stabilimento.

Le dichiarazioni arrivano al termine di cinque giorni di mobilitazione dei lavoratori, che hanno bloccato anche gli accessi alla raffineria Eni di Taranto, provocando gravi difficoltà nella distribuzione dei carburanti in Puglia e nelle regioni vicine.

Venerdì mattina, dopo un’assemblea, i sindacati metalmeccanici hanno deciso di rimuovere immediatamente il blocco della raffineria e di concludere lo sciopero alle 23. La protesta è stata sospesa in vista del nuovo confronto con il governo, convocato per il 27 ottobre a Palazzo Chigi.

Al centro della vertenza restano il futuro produttivo dell’acciaieria, la tutela dei posti di lavoro e la richiesta di un piano industriale che preveda la decarbonizzazione degli impianti.

La sospensione dello sciopero consente intanto la graduale ripresa dei rifornimenti di carburante, dopo giorni di distributori senza scorte e difficoltà nei trasporti.

Resta aperta la questione industriale. Il 20 ottobre è attesa anche una decisione della Cassazione sulle condizioni per la prosecuzione dell’attività di alcuni impianti. Il governo dovrà quindi affrontare il confronto con i sindacati in una fase ancora segnata da incertezze sulla produzione e sull’occupazione.