Ex Ilva, ricorso contro la decisione del Tribunale: chiesta la sospensione immediata degli impianti


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Il Tribunale di Milano ha messo in discussione la nuova Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale presentata dal governo come uno strumento decisivo per affrontare le criticità dello stabilimento ex Ilva. Secondo i promotori dell’azione giudiziaria, tuttavia, la decisione del giudice sarebbe contraddittoria nella parte in cui non dispone l’immediata sospensione dell’attività produttiva.

Il Tribunale, infatti, ha concesso all’azienda un termine di tre anni per adeguarsi alle prescrizioni ambientali, fissando la scadenza al 24 agosto 2026, ossia tre anni dopo la scadenza dell’ultima Aia datata 24 agosto 2023. Solo in caso di mancato rispetto delle prescrizioni entro quel termine scatterebbe la sospensione dell’attività nell’area a caldo.

Proprio questo “termine di grazia” è ora al centro di un ricorso alla Corte d’Appello di Milano. L’impugnazione è stata presentata dall’avvocato Maurizio Striano, insieme al collega Ascanio Amenduni, che assistono undici cittadini aderenti all’associazione Genitori Tarantini, promotrice dell’azione inibitoria volta a ottenere lo stop degli impianti più inquinanti dello stabilimento.

Secondo i ricorrenti, la concessione di un termine per adeguarsi alle prescrizioni sarebbe in contrasto con quanto stabilito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha ritenuto illegittime proroghe o dilazioni in presenza di violazioni delle normative ambientali. Per questo motivo chiedono alla Corte d’Appello di disporre la sospensione immediata degli impianti.

Tra i motivi dell’impugnazione viene inoltre sollevato il tema della cosiddetta “giustizia climatica”. Il Tribunale, spiegano i legali, ha respinto la richiesta di ordinare ai gestori dello stabilimento una riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Pur non essendo considerate tossiche, le emissioni di CO₂ sono ritenute dannose per gli effetti sul clima e, indirettamente, sulla salute e sulla qualità della vita delle persone.

Secondo la difesa dei ricorrenti, nelle motivazioni della sentenza non sarebbe stato adeguatamente considerato il parere pro veritate redatto dal professor Carducci, indicato come uno dei principali esperti italiani in materia.

Ora la questione passa alla Corte d’Appello di Milano, che dovrà esaminare sia il ricorso dei cittadini sia l’impugnazione presentata dai gestori dello stabilimento. I promotori dell’azione giudiziaria parlano di un primo risultato favorevole ottenuto davanti al Tribunale, ma attendono la decisione del secondo grado di giudizio che potrebbe incidere in modo determinante sul futuro dell’area a caldo dell’ex Ilva.