Terzo giorno consecutivo di sciopero e blocchi stradali a Taranto per i lavoratori dell’ex Ilva. Gli operai, insieme ai dipendenti dell’indotto, hanno trascorso un’altra notte all’aperto, presidiando la statale 7 davanti allo stabilimento siderurgico e la statale 106 nei pressi della raffineria Eni. Per proteggersi dal freddo e dal vento hanno acceso falò lungo le strade.
La mobilitazione prosegue nonostante il decreto approvato dal Consiglio dei ministri, che prevede il mantenimento in riscaldo di alcuni impianti in attesa della decisione della Cassazione. I lavoratori chiedono garanzie sul futuro produttivo dello stabilimento e sulla salvaguardia dei posti di lavoro.
All’alba di oggi, mercoledì 14 ottobre, i manifestanti hanno aperto un varco alla raffineria Eni per consentire il passaggio del gasolio destinato agli autobus del trasporto pubblico locale. Kyma Mobilità ha ringraziato gli operai per la collaborazione che permette di garantire il servizio.
Restano invece le difficoltà nella distribuzione del carburante. Eni ha segnalato carenze negli aeroporti di Bari e Brindisi e l’esaurimento delle scorte in oltre 50 distributori su circa 300 serviti. Aeroporti di Puglia ha avvertito del rischio di problemi nell’approvvigionamento anche negli scali di Foggia e Grottaglie. Non risultano sospensioni generalizzate dei voli.
La protesta coinvolge anche gli altri stabilimenti del gruppo. I sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno prolungato la mobilitazione, mentre cresce la preoccupazione per il possibile spegnimento definitivo dell’area a caldo di Taranto, previsto entro il 25 ottobre in assenza di sviluppi favorevoli.
Domani, giovedì 15 ottobre, è previsto a Bari un confronto con il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro. Gli operai hanno già annunciato che i presidi continueranno fino all’arrivo di risposte concrete sul futuro della fabbrica e dei lavoratori.