Ex Ilva, ultimatum dei sindacati al Governo: «Senza risposte torneremo a mobilitarci»


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Nuove proteste e mobilitazioni a partire dalla prossima settimana se dal Governo non arriveranno risposte concrete sul futuro dell’ex Ilva. È l’avvertimento lanciato da Fim, Fiom, Uilm e Usb alla vigilia dell’incontro convocato per oggi, giovedì 8 ottobre, a Palazzo Chigi. I sindacati chiedono garanzie sull’occupazione, risorse per la riconversione degli impianti e un piano industriale che affronti la crisi dello stabilimento di Taranto.

Il Consiglio di fabbrica di Acciaierie d’Italia, Ilva in amministrazione straordinaria e delle aziende dell’appalto, insieme alle organizzazioni sindacali, si è riunito mercoledì 7 ottobre per esaminare una situazione giudicata ormai insostenibile.

La crisi dura da oltre quattordici anni e, secondo i rappresentanti dei lavoratori, continua a produrre conseguenze sull’occupazione e sull’economia del territorio. Le preoccupazioni riguardano sia i dipendenti diretti sia le migliaia di addetti delle imprese dell’indotto, che rischiano di pagare ulteriormente il rallentamento delle attività produttive.

«Il tempo e la pazienza dei lavoratori è giunta al termine», affermano i sindacati, che chiedono decisioni immediate dopo anni di sacrifici e incertezze.

La situazione degli impianti e la cassa integrazione

All’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto proseguono intanto le operazioni di preriscaldo degli impianti, mentre aumenta il ricorso alla cassa integrazione.

Un ulteriore elemento di incertezza riguarda la pronuncia della Cassazione a Sezioni Unite, attesa per il 20 ottobre, nell’ambito del contenzioso giudiziario che interessa l’attività produttiva dello stabilimento.

Sul futuro dell’area a caldo pesa inoltre la decisione della Corte d’Appello di Milano, che a settembre ha respinto la richiesta di sospensione del provvedimento di fermata degli impianti.

Le organizzazioni sindacali temono che il progressivo ridimensionamento della produzione possa avere conseguenze anche sulle aziende appaltatrici, mettendo a rischio la continuità delle commesse e il pagamento degli stipendi.

Le richieste al Governo

Fim, Fiom, Uilm e Usb chiedono un intervento pubblico capace di garantire tutti i lavoratori coinvolti nella vertenza: quelli di Acciaierie d’Italia, Ilva in amministrazione straordinaria, ADI Energia e delle imprese dell’appalto.

Tra le misure indicate figurano percorsi di pensionamento anticipato e incentivi all’esodo volontario, insieme a strumenti straordinari di sostegno al reddito.

I sindacati chiedono soprattutto un piano industriale che avvii concretamente la decarbonizzazione della produzione siderurgica, accompagnando la trasformazione degli impianti con garanzie occupazionali.

La riconversione ambientale, sostengono, non può tradursi in una riduzione indiscriminata dei posti di lavoro.

La mobilitazione potrebbe ripartire dalla prossima settimana

L’incontro di oggi a Palazzo Chigi sarà quindi determinante per le successive iniziative sindacali.

Le organizzazioni dei lavoratori hanno già annunciato che, in assenza di impegni precisi e risorse certe, dalla prossima settimana saranno organizzate nuove mobilitazioni.

Dopo le proteste e gli scioperi delle scorse settimane, soprattutto tra i dipendenti dell’indotto, la vertenza potrebbe dunque tornare nelle strade di Taranto.

Per i sindacati, dopo quattordici anni di crisi, non sono più sufficienti rassicurazioni o rinvii: chiedono al Governo decisioni immediate sul futuro della fabbrica e sulle garanzie per i lavoratori.