Per il Tribunale del Riesame di Lecce, Pietro Guadalupi non avrebbe subito passivamente le pressioni del clan Buccarella ma avrebbe svolto un ruolo di collegamento tra alcuni esponenti del gruppo criminale e un imprenditore al quale furono chiesti 500 euro.
È uno dei passaggi centrali delle 36 pagine di motivazioni con cui i giudici hanno respinto la richiesta di annullamento della misura cautelare nei confronti del 35enne di Tuturano, ex presidente del Consiglio comunale di Brindisi, candidato alle amministrative del 2023, imprenditore e collaboratore di parlamentari.
Guadalupi è accusato di concorso in estorsione aggravata dal metodo mafioso. A fine giugno il giudice per l’udienza preliminare Marcello Rizzo aveva disposto nei suoi confronti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e il rinvio a giudizio. Il processo inizierà il 10 settembre davanti al Tribunale di Brindisi.
Il nuovo pronunciamento del Riesame arriva dopo che la Cassazione aveva annullato con rinvio una precedente ordinanza, chiedendo una valutazione più approfondita delle argomentazioni della difesa, sostenuta dal professor Alfredo Gaito e dagli avvocati Danilo Di Serio e Gianvito Lillo.
Secondo i difensori, Guadalupi avrebbe agito per paura e con l’unico obiettivo di chiudere rapidamente la vicenda, arrivando anche a prospettare la possibilità di pagare personalmente i 500 euro pur di evitare conseguenze. Una ricostruzione che, allo stato, non ha convinto il Riesame.
I giudici hanno attribuito particolare rilievo alle intercettazioni e ai rapporti che emergerebbero con alcuni uomini indicati come appartenenti al clan. Guadalupi, secondo l’accusa, avrebbe fornito a Mauro Iaia informazioni sull’imprenditore, avrebbe accettato di incontrare gli Attanasi, padre e figlio, e avrebbe partecipato alla gestione dell’incontro durante il quale sarebbe avvenuta la consegna del denaro.
L’imprenditore, ascoltato dal pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia Carmen Ruggiero, aveva descritto Guadalupi come particolarmente preoccupato. Per il Riesame, tuttavia, quella preoccupazione potrebbe essere interpretata anche come uno strumento per convincere l’amico a pagare, prospettandogli possibili reazioni del clan in caso di rifiuto.
Lo stesso imprenditore aveva definito i 500 euro non come un’estorsione ma come un “regalo”, spiegando che sui cantieri capita di dover versare piccole somme a soggetti che si presentano per chiedere denaro, una sorta di costo informale per la “guardianìa”.
Il collegio ha tenuto conto anche del profilo personale di Guadalupi: nessun precedente da delinquente abituale, un solo episodio contestato e un passato nell’imprenditoria e nella politica. Elementi che, però, non sono stati ritenuti sufficienti a far venir meno le esigenze cautelari.
La questione sarà ora affrontata nel processo, dove accusa e difesa potranno confrontarsi nel merito delle prove. Guadalupi resta naturalmente presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva.