La criminalità organizzata pugliese continua a utilizzare violenza, intimidazioni ed estorsioni, ma cerca anche di entrare nelle imprese e nelle istituzioni, riciclare denaro attraverso attività apparentemente lecite e conquistare nuove generazioni. I social network sono diventati uno strumento di propaganda e reclutamento. Nelle carceri, intanto, i telefoni introdotti illegalmente, anche mediante droni, rappresentano un ulteriore problema per le autorità.
È il quadro tracciato dalla Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Chiara Colosimo, nella relazione approvata il 3 novembre 2026, dopo la missione svolta in Puglia il 26 e 27 marzo. Il documento è stato trasmesso alla Camera come Doc. XXIII, n. 29 e raccoglie le risultanze delle audizioni con magistrati, prefetti e vertici delle forze dell’ordine, insieme all’analisi di indagini condotte dal 2024 ai primi mesi del 2026.
Il lavoro riguarda cinque province: Bari, Barletta-Andria-Trani, Brindisi, Lecce e Taranto. La provincia di Foggia era stata oggetto di una precedente missione, l’8 settembre 2023, e di una specifica relazione parlamentare approvata nel marzo 2024.
1. La mafia cerca spazio nell’economia legale
Uno dei fenomeni descritti dalla Commissione riguarda il cambiamento delle modalità operative delle organizzazioni criminali. Accanto alle attività tradizionali, cresce l’interesse per le imprese e per il funzionamento delle istituzioni.
Nelle conclusioni rese pubbliche, la Commissione segnala una maggiore propensione rispetto al passato a infiltrarsi nelle aziende e nelle istituzioni civili per condizionarne le decisioni. L’altro obiettivo è nascondere l’origine del denaro proveniente dalle attività criminali mediante operazioni di riciclaggio sempre più complesse.
Il fenomeno non implica necessariamente l’abbandono della violenza. Le estorsioni restano uno degli strumenti di controllo del territorio, mentre l’ingresso nell’economia legale può consentire alle organizzazioni di investire capitali illeciti e di esercitare pressioni senza ricorrere ogni volta a minacce esplicite.
Occorre distinguere, tuttavia, tra le valutazioni generali della Commissione, gli episodi accertati giudiziariamente e le infiltrazioni ancora oggetto di indagine.
2. Giovani, armi e denaro: il reclutamento passa anche dai social
La presenza dei minorenni e dei giovani negli ambienti mafiosi è uno degli aspetti ai quali la relazione dedica particolare attenzione.
Il meccanismo descritto dalla Commissione parte dall’esibizione della ricchezza e del potere criminale. Armi, denaro e disponibilità economiche vengono mostrati per accrescere il prestigio degli affiliati. Sono messaggi diretti anche all’esterno dei gruppi mafiosi, soprattutto verso ragazzi che possono considerare l’appartenenza al clan una scorciatoia per ottenere soldi e riconoscimento sociale.
Secondo la Commissione, i social network amplificano questi messaggi. Consentono di raggiungere persone estranee alle reti criminali tradizionali e trasformano l’ostentazione della forza in uno strumento per attirare nuovi affiliati e rafforzare l’identità dei gruppi.
Il reclutamento, dunque, non si esaurisce nei rapporti familiari o nelle frequentazioni di quartiere. Alla trasmissione dei modelli mafiosi nei contesti locali si aggiunge una comunicazione digitale capace di raggiungere un pubblico più ampio.
La Commissione individua in questo processo un elemento importante nell’evoluzione delle mafie pugliesi.
3. Estorsioni: il controllo delle imprese passa ancora dalle minacce
La questione delle estorsioni è stata al centro degli incontri di marzo. Durante la tappa barese, Colosimo ha richiamato la necessità che le vittime denuncino, segnalando la preoccupazione degli investigatori per la pressione esercitata dalla criminalità sulle attività economiche.
Le richieste di denaro e le intimidazioni continuano a costituire un problema per commercianti e imprenditori. La loro rilevanza va oltre il danno economico immediato: attraverso l’estorsione, un’organizzazione può affermare la propria autorità su una determinata zona e condizionare le scelte di chi vi lavora.
Il rapporto tra estorsione e infiltrazione economica merita particolare attenzione. Un’impresa sottoposta a pressioni può diventare vulnerabile anche ad altre forme di condizionamento, mentre la difficoltà di denunciare rende più complessa la ricostruzione dei rapporti tra organizzazioni criminali e attività commerciali.
La presidente della Commissione ha posto il problema pubblicamente già il 26 marzo, al termine delle audizioni a Bari.
4. La Bat e l’allarme sulla presenza della ‘ndrangheta
Tra le questioni emerse dalla missione compare anche la presenza della criminalità calabrese nella provincia di Barletta-Andria-Trani.
Al termine delle audizioni del 26 marzo, Colosimo ha parlato di un’emergenza riguardante la ‘ndrangheta nella Bat, richiamando l’attenzione sulla sua presenza nel territorio. È un elemento che impone di guardare alla criminalità organizzata pugliese anche attraverso i rapporti con gruppi esterni alla regione.
L’interesse investigativo, in questo caso, riguarda la consistenza degli insediamenti, i collegamenti criminali e l’eventuale capacità di condizionare attività economiche e traffici illeciti.
La relazione sulla missione pugliese deve essere distinta, inoltre, dall’altro documento esaminato dalla Commissione il 3 novembre, dedicato specificamente al radicamento della ‘ndrangheta nell’Italia settentrionale. Si tratta di due atti parlamentari diversi.
5. Bari e provincia: i clan e il rapporto con il territorio
La prima tappa della missione è stata Bari. Il 26 marzo la delegazione parlamentare ha incontrato in Prefettura il procuratore della Repubblica Roberto Rossi, i rappresentanti delle prefetture di Bari e della Bat e i vertici provinciali delle forze dell’ordine.
Alle audizioni hanno partecipato, tra gli altri, il questore di Bari Annino Gargano e il comandante provinciale dei carabinieri Gianluca Trombetti. Sono stati coinvolti anche la Guardia di finanza e la Direzione investigativa antimafia.
Gli argomenti affrontati comprendevano le estorsioni e le possibili infiltrazioni nelle amministrazioni locali, oltre ai rapporti tra organizzazioni criminali ed economia.
La criminalità barese era già stata oggetto di un precedente lavoro della Commissione antimafia, approvato nel 2022, che descriveva la presenza di compagini territoriali diverse e la loro capacità di attrarre giovani attraverso modelli criminali costruiti sulla forza e sul riconoscimento all’interno del gruppo.
Il documento del 2026 inserisce il problema del reclutamento in un contesto più ampio, nel quale alla presenza fisica nelle periferie e nei quartieri si aggiunge la comunicazione sui social.
6. Brindisi, Lecce e Taranto: la criminalità nel Salento e nell’area ionica
La missione ha dedicato una parte delle audizioni alla criminalità organizzata delle province meridionali della Puglia.
Dopo gli incontri a Bari, la Commissione si è trasferita a Lecce il 26 marzo per ascoltare i rappresentanti istituzionali e delle forze dell’ordine. La mattina successiva, il 27 marzo, i lavori sono proseguiti nella Prefettura di Brindisi, con audizioni riguardanti anche Taranto.
Tra gli interlocutori figurava il procuratore della Repubblica di Lecce, Giuseppe Capoccia, alla guida dell’ufficio che esercita le funzioni di Direzione distrettuale antimafia per le province di Lecce, Brindisi e Taranto.
La presenza della Sacra corona unita e delle organizzazioni criminali che operano nei territori salentini e ionici costituisce il contesto investigativo di questa parte della missione.
Nella precedente relazione parlamentare sulla Puglia, approvata nel 2022, il traffico di stupefacenti era indicato tra le attività criminali rilevanti nelle province di Lecce e Brindisi. Per Taranto erano stati esaminati, fra gli altri, estorsioni, usura e traffico di droga, insieme agli interessi illeciti in ulteriori settori economici.
Questi elementi documentano l’evoluzione storica del fenomeno, ma non vanno presentati automaticamente come nuove conclusioni della relazione del 2026.
7. Assalti ai portavalori e criminalità specializzata
Gli assalti ai mezzi blindati figuravano fra gli argomenti all’attenzione della Commissione durante la missione di marzo.
Si tratta di un settore criminale distinto, per modalità operative, dalle estorsioni e dal traffico di droga. Richiede preparazione, disponibilità di armi, mezzi e capacità di organizzare azioni coordinate.
La presenza di questo fenomeno nella discussione parlamentare è stata segnalata già il 26 marzo, insieme alle questioni relative alle infiltrazioni nei Comuni.
Per attribuire alla relazione approvata nel novembre 2026 un bilancio preciso degli assalti, il numero degli episodi o l’indicazione dei gruppi responsabili, occorre però consultare la parte corrispondente del documento integrale.
8. Carceri: telefoni clandestini e droni
La relazione dedica un capitolo autonomo ai telefoni cellulari introdotti illegalmente negli istituti penitenziari.
Il fenomeno comprende l’impiego crescente di droni per trasportare dispositivi all’interno delle strutture carcerarie. È un problema che riguarda la sicurezza degli istituti e la possibilità di mantenere comunicazioni non autorizzate con l’esterno.
Fra le contromisure indicate nel documento figurano sistemi di schermatura dei segnali telefonici e barriere metalliche per ostacolare l’ingresso dei droni.
Il problema è particolarmente delicato nell’ambito del contrasto alle organizzazioni mafiose, perché la disponibilità di comunicazioni clandestine può compromettere l’effettività delle restrizioni imposte ai detenuti.
La relazione segnala sia le modalità di introduzione dei dispositivi sia le risposte adottate per impedirla.
9. Comuni e istituzioni: il rischio del condizionamento mafioso
Un altro argomento al centro della missione riguarda le infiltrazioni negli enti locali. Nelle audizioni di marzo sono state affrontate le possibili interferenze della criminalità organizzata nell’attività amministrativa.
La questione non riguarda esclusivamente eventuali rapporti diretti tra appartenenti ai clan e amministratori pubblici. Il condizionamento può esercitarsi anche attraverso imprese, interessi economici e persone che operano nei rapporti con la pubblica amministrazione.
Nelle conclusioni pubblicate della relazione del 2026, la Commissione indica espressamente le istituzioni civili tra gli obiettivi delle infiltrazioni criminali. L’interesse delle organizzazioni è influenzarne le decisioni a proprio vantaggio.
Il tema era stato affrontato anche nella relazione parlamentare del 2022, che dedicava una parte specifica agli scioglimenti dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose e agli strumenti di prevenzione.
La verifica dei singoli enti, dei procedimenti e delle eventuali responsabilità richiede però la lettura delle sezioni territoriali del nuovo documento.
10. Le risposte dello Stato e il lavoro delle procure
La missione del 26 e 27 marzo ha consentito alla Commissione di raccogliere informazioni direttamente dai responsabili delle strutture che contrastano la criminalità organizzata.
Le audizioni si sono svolte in tre prefetture, coinvolgendo magistratura, polizia, carabinieri, Guardia di finanza e Direzione investigativa antimafia.
Della delegazione parlamentare facevano parte, oltre alla presidente Chiara Colosimo, Mauro D’Attis, Elisabetta Piccolotti, Vincenza Rando, Dafne Musolino e Filippo Melchiorre.
L’organizzazione dei lavori ha seguito la distribuzione delle competenze territoriali, con un primo approfondimento su Bari e Bat e ulteriori incontri relativi alle province di Lecce, Brindisi e Taranto.
La relazione approvata a novembre restituisce quindi una ricognizione parlamentare delle informazioni raccolte, non un singolo procedimento giudiziario. Le valutazioni della Commissione non sostituiscono gli accertamenti dei tribunali.
11. Il problema che attraversa tutta la relazione: il ricambio criminale
Fra gli elementi che emergono con maggiore chiarezza dalle conclusioni pubblicate c’è la capacità delle organizzazioni mafiose di attrarre nuove persone, anche dopo arresti e operazioni investigative.
La disponibilità di denaro e l’immagine di potere costruita dagli affiliati diventano strumenti per convincere i più giovani. La comunicazione digitale amplia le possibilità di raggiungerli e rende più visibili i modelli criminali.
Questo fenomeno si accompagna alla ricerca di nuovi spazi nell’economia legale. Da una parte i clan tentano di mantenere il controllo del territorio, dall’altra cercano opportunità per impiegare denaro illecito e condizionare decisioni economiche.
Sono i due aspetti che la Commissione mette maggiormente in evidenza nelle conclusioni disponibili della relazione sulla missione pugliese: il reclutamento giovanile e la crescente aggressione dell’economia legale.