Si chiude con l’archiviazione il filone dell’inchiesta “Codice interno” che vedeva coinvolta Anita Maurodinoia, ex assessora regionale ai Trasporti della Puglia, indagata per presunto scambio elettorale politico-mafioso in relazione alle elezioni comunali di Bari del 2019.
La decisione arriva dopo la richiesta avanzata nei mesi scorsi dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari. Gli approfondimenti investigativi non avrebbero fatto emergere elementi sufficienti per sostenere in giudizio l’ipotesi di un accordo tra Maurodinoia ed esponenti della criminalità organizzata finalizzato alla raccolta dei voti.
Nel provvedimento viene però affrontato anche il possibile profilo della corruzione elettorale, ossia della compravendita di preferenze senza la componente mafiosa. Per questa eventuale fattispecie sarebbe intervenuta la prescrizione.
Il procedimento riguardava le comunali baresi del 2019, tornata nella quale Maurodinoia fu eletta in Consiglio comunale. L’inchiesta “Codice interno” ha ricostruito presunti rapporti tra politica, criminalità organizzata e raccolta di consensi e ha portato a numerose condanne. Tra le figure centrali c’è l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, condannato in primo grado a nove anni per il presunto accordo con clan baresi finalizzato a favorire l’elezione della moglie Maria Carmen Lorusso.
La chiusura di questo filone non mette però fine alle vicende giudiziarie dell’ex assessora. Maurodinoia resta coinvolta nel distinto procedimento sulla presunta corruzione elettorale relativa alle Regionali del 2020 e alle elezioni comunali di Grumo Appula e Triggiano. In quel fascicolo la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio anche per il marito Sandro Cataldo, indicato dall’accusa come promotore del presunto sistema di raccolta e acquisto dei voti.