Il processo sulla morte di Mirko Conserva, il giovane di 20 anni deceduto in un incidente stradale avvenuto nella notte del 15 settembre 2024 al rione Sant’Elia di Brindisi, prenderà il via l’11 settembre prossimo. A giudicare sarà la giudice Paola D’Amico, chiamata a valutare l’eventuale sussistenza di responsabilità penali e civili in capo al dirigente comunale Fabio Stefano Lacinio e all’amministrazione comunale.
La decisione è maturata al termine dell’udienza preliminare celebrata questa mattina, martedì 27 gennaio, davanti al gup del tribunale di Brindisi Vittorio Testi, che ha disposto il rinvio a giudizio dell’architetto Lacinio, dirigente del settore Lavori Pubblici e Urbanistica del Comune, accusato di omicidio colposo stradale. Il professionista è difeso dall’avvocato Roberto Cavalera.
Nel procedimento è stato citato anche il Comune di Brindisi in qualità di responsabile civile. L’ente, autorizzato già lo scorso 18 novembre, si è costituito oggi in giudizio tramite l’avvocato Valerio Spigarelli, del foro di Roma.
A sollecitare la citazione del Comune erano stati gli avvocati Giacinto e Vito Epifani, che assistono i genitori e il fratello della vittima, costituitisi parte civile. Altri familiari di Mirko Conserva sono rappresentati dagli avvocati Diego Libraro, Rocco Barletta, Vincenzo Pulli, Laura Antelmi e Vincenzo Valente.
Il procedimento ha avuto un iter complesso: inizialmente il pm Francesco Carluccio aveva chiesto l’archiviazione, ma il gip Barbara Nestore ha successivamente disposto l’imputazione coatta, ritenendo necessario l’approfondimento dibattimentale.
Secondo la ricostruzione, Mirko Conserva stava percorrendo via Caduti di via Fani in sella al suo scooter T-Max, diretto all’ospedale Perrino, dove lavorava nel settore delle pulizie. La perdita di controllo del mezzo è avvenuta lungo il rettilineo che costeggia il parcheggio del centro commerciale Brin Park. L’impatto si è rivelato fatale.
Il cuore dell’accusa riguarda lo stato di degrado del manto stradale, sollevato in più punti dalle radici dei pini presenti lungo la carreggiata. L’architetto Lacinio aveva effettivamente segnalato la necessità di un intervento di messa in sicurezza, ma – secondo quanto emerso – l’amministrazione comunale, all’epoca sottoposta a piano di pre-dissesto finanziario, non disponeva delle risorse necessarie. Tuttavia, stando alla contestazione, il dirigente avrebbe dovuto adottare provvedimenti più incisivi, come l’interdizione al traffico delle aree considerate pericolose.
Resta centrale anche l’analisi della dinamica dell’incidente. Nella relazione del consulente tecnico d’ufficio, l’ingegnere Maurizio Sagace, si stima che il giovane viaggiasse a circa 119 chilometri orari, ben oltre il limite di 50. Inoltre, viene ipotizzato che il casco non fosse indossato correttamente, circostanza che, se confermata, potrebbe incidere sulla valutazione delle responsabilità.
Di segno opposto le conclusioni del consulente dei familiari, l’ingegnere Michele Zongoli, secondo cui Mirko Conserva procedeva a una velocità significativamente inferiore. La perizia sostiene che il ragazzo non provenisse dal rettilineo precedente, ma dalla strada di collegamento tra il parco commerciale Brin Park e la rotatoria di accesso alla via dissestata. A supporto di questa tesi, la difesa delle parti civili ha acquisito la testimonianza di un giovane che riferisce di aver visto Mirko poco prima dell’incidente nell’area del centro commerciale, dove è presente un McDonald’s aperto 24 ore su 24.