Qualcuno ha scritto sull’asfalto, con la vernice spray, «Regina Viarum». Sulla provinciale 73, tra Mesagne e Latiano, quelle parole sembrano indicare un filo che attraversa i secoli: la linea tra il tratto di strada antica individuato nel 2019 da Christian Napolitano e quello appena riaffiorato, sul lato opposto della carreggiata, in direzione di Oria. Un allineamento che suggerisce la prosecuzione della via Appia, anche se l’identificazione del nuovo ritrovamento attende ancora una conferma ufficiale.
La scoperta è avvenuta a circa cento metri dal parco archeologico di Muro Tenente, in un terreno acquistato dal Comune di Mesagne e destinato a ospitare un parcheggio al servizio dei visitatori. Durante le indagini archeologiche preliminari alla realizzazione della recinzione è emerso un tratto di strada che, dalle prime osservazioni, appare particolarmente ben conservato e coerente con l’orientamento di quello già conosciuto.
È proprio questa continuità a rendere il ritrovamento potenzialmente decisivo. Se confermata dalle indagini, consentirebbe di aggiungere un tassello concreto alla ricostruzione del percorso della Regina Viarum nell’ultimo segmento verso Brindisi, dove l’esatta posizione dell’arteria è stata a lungo oggetto di ricerca e confronto scientifico. Ogni nuovo tratto permette di verificare sul terreno ciò che le fonti storiche e le ricognizioni hanno finora suggerito.

Il terreno interessato rientra negli interventi collegati al tronco ciclabile EuroVelo 5 tra Muro Tenente e il centro storico di Mesagne, finanziato con 2 milioni e 250mila euro. Le risorse provengono dal Piano nazionale per gli investimenti complementari al PNRR, nell’ambito degli investimenti del Ministero della Cultura. Il progetto punta a collegare il patrimonio archeologico extraurbano al cuore della città attraverso un itinerario di mobilità sostenibile. Negli atti comunali l’intervento è denominato proprio “Regina Viarum” e comprende un incarico specifico per la sorveglianza archeologica.
La nuova scoperta si inserisce in una storia di ricerche che ha già cambiato la lettura di Muro Tenente. Tra il 2009 e il 2017, le indagini condotte da Gert-Jan Burgers e Christian Napolitano avevano individuato, in più punti all’interno del parco, un tracciato stradale ritenuto compatibile con il sistema dell’Appia. Nel luglio 2019, durante gli scavi per portare l’energia elettrica al sito, era poi emersa un’altra porzione di strada nei pressi dell’ingresso e della Porta di Ponente. Quel rinvenimento aveva aperto la possibilità di seguire il percorso anche oltre le fortificazioni dell’antico abitato.
Nel 2021, le indagini promosse nell’ambito del progetto ministeriale “Appia Regina Viarum” avevano approfondito la conoscenza della strada presso l’ingresso del parco. Si tratta di una strada glareata, realizzata con ghiaia e pietrisco: una tecnica costruttiva romana che ricorda come l’Appia, lungo il suo percorso, non avesse ovunque l’aspetto delle celebri pavimentazioni a grandi basoli.
Le successive indagini del 2023 avevano consentito di ampliare lo scavo e lasciare visibile, fuori dalle mura, un tratto di oltre cinquanta metri. La documentazione divulgativa del sito descrive solchi lasciati dai carri, un cippo sul bordo della strada e monete recuperate tra i ciottoli: testimonianze che restituiscono l’immagine di un’infrastruttura percorsa e utilizzata nel tempo.

Il valore della scoperta riguarda anche il rapporto tra la strada e l’insediamento. Muro Tenente è tradizionalmente associato a Scamnum, la stazione riportata nella Tabula Peutingeriana lungo l’itinerario dell’Appia prima di Brindisi. Un’identificazione da leggere nel quadro delle ricerche, sostenuta dalla presenza di un insediamento romano sorto dopo la fase messapica, con una fattoria, un luogo di culto e una strada dalle caratteristiche compatibili con l’antica arteria. Ricostruire il suo percorso significa quindi comprendere meglio anche la funzione di questo luogo nella rete dei collegamenti fra Taranto, Oria e il porto brindisino.
Una prospettiva che ha acquisito ulteriore rilievo con l’iscrizione della “Via Appia. Regina Viarum” nella Lista del Patrimonio mondiale Unesco, il 27 luglio 2024. Il nuovo rinvenimento potrebbe arricchire la conoscenza di un’infrastruttura che, per secoli, ha collegato territori, città e culture, facendo di Brindisi una porta verso il Mediterraneo orientale.
Dal gruppo di ricerca di Muro Tenente, con il direttore scientifico Gert-Jan Burgers e il coordinatore Christian Napolitano, non arrivano per ora dichiarazioni sul nuovo tratto. Saranno le indagini a stabilirne cronologia, caratteristiche e rapporto con la strada già emersa. Anche l’eventuale estensione degli scavi nell’area destinata a parcheggio resta da definire.
Ma la prospettiva è già straordinaria: un’opera pensata per accogliere i visitatori potrebbe aver riportato alla luce un’altra parte del patrimonio che quei visitatori vengono a conoscere. Se l’identificazione sarà confermata, Muro Tenente offrirà una possibilità ancora più preziosa: seguire sul terreno la continuità della Regina Viarum, osservare il suo passaggio attraverso l’antico insediamento e riconoscere la strada che univa questo territorio a Roma e al porto di Brindisi. Potenzialmente almeno altri 300 metri della via potrebbero tornare alla luce nei prossimi mesi.
Sull’asfalto moderno, per ora, bastano due parole. Sotto la terra, potrebbe esserci un altro capitolo della storia dell’Appia.
