Gabriele Sorada, 28 anni, resta nel carcere di Brindisi con l’accusa di aver ucciso Antonio Nisi, il giardiniere di 34 anni trovato morto all’alba di venerdì 16 ottobre nel centro storico di Ostuni. La giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Vilma Gilli, non ha convalidato il fermo disposto sabato scorso, ritenendo insussistente il pericolo di fuga, ma ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio volontario e detenzione illegale di arma da fuoco.
La decisione è arrivata al termine dell’udienza di martedì 20 ottobre. Secondo quanto emerso, la giudice ha ravvisato gravi indizi di colpevolezza e il rischio di inquinamento delle prove, disponendo quindi la permanenza in carcere dell’indagato nonostante la mancata convalida del fermo.
Assistito dall’avvocato Vito Cellie, Sorada si è nuovamente avvalso della facoltà di non rispondere alle domande della giudice, rendendo però ulteriori dichiarazioni spontanee. Ha confermato la versione già fornita sabato al pubblico ministero: «Non era mia intenzione uccidere Nisi».
Secondo il racconto dell’indagato, il 34enne si sarebbe presentato sotto la sua abitazione, in via Imbriani, prendendo a calci la porta e chiedendo un chiarimento. Sorada sostiene di aver reagito sparando alcuni colpi di pistola per intimorirlo, senza volerlo colpire mortalmente. Una ricostruzione sulla quale gli investigatori stanno ancora svolgendo accertamenti.
Le indagini, coordinate dalla sostituta procuratrice Laura De Stradis e condotte dai carabinieri della Compagnia di Ostuni, si concentrano sulla dinamica degli spari e sul movente. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti figura un presunto debito legato alla droga. Prima dell’omicidio, Sorada avrebbe inviato alla compagna della vittima un messaggio vocale contenente minacce e richieste di denaro.
Proprio la donna, preoccupata perché Nisi non rispondeva al telefono, aveva raggiunto la zona insieme ad alcuni amici, trovando il corpo del 34enne a poca distanza dall’abitazione dell’indagato.
La pistola calibro 6,35 utilizzata per l’omicidio non è stata ancora ritrovata. Un elemento che rende particolarmente importanti gli accertamenti balistici e medico-legali.
Mercoledì 21 ottobre la Procura conferirà l’incarico per l’autopsia al medico legale Domenico Urso. Dalla prima ispezione cadaverica è emerso che il proiettile mortale è entrato sotto l’ascella destra della vittima, attraversando il torace fino all’addome. L’esame dovrà chiarire la traiettoria del colpo e fornire elementi per verificare la compatibilità delle ferite con la versione dell’indagato. La difesa si avvarrà anche di un consulente balistico.
L’inchiesta coinvolge anche un secondo indagato, un uomo di 46 anni accusato di favoreggiamento personale, che secondo gli investigatori sarebbe stato presente in via Imbriani al momento della lite. Resta da accertare il suo eventuale ruolo nella vicenda e da ricostruire quanto accaduto nei minuti successivi agli spari.
La permanenza in carcere di Sorada è dunque confermata, mentre proseguono le indagini sulla morte di Antonio Nisi e sulle circostanze nelle quali il 34enne è stato raggiunto dal colpo fatale.