Omicidio di Torre Rinalda per 300 euro: fermato un idraulico di 33 anni


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Un’autoclave difettosa, 300 euro chiesti indietro e una lite finita con un colpo di pistola. Sarebbe questo il movente dell’omicidio di Antimo Mazzotta, il pensionato di 78 anni trovato morto nella cisterna della sua abitazione a Torre Rinalda, marina di Lecce. I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Lecce hanno fermato un idraulico di 33 anni, residente a Surbo, accusato di aver ucciso l’anziano e di averne nascosto il corpo nel pozzo.

Il provvedimento di fermo, disposto dal pubblico ministero Luigi Mastroniani, è arrivato dopo un lungo interrogatorio condotto dai militari coordinati dal colonnello Cristiano Marella. Il 33enne è stato trasferito in carcere e si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, all’origine del delitto ci sarebbe una controversia economica che si trascinava da mesi. Mazzotta aveva pagato 300 euro per l’installazione di un’autoclave collegata al pozzo della sua abitazione, ma l’apparecchio non aveva mai funzionato correttamente. Il pensionato aveva chiesto ripetutamente all’idraulico di restituirgli il denaro oppure di sostituire il dispositivo, senza ottenere quanto richiesto.

Nelle ultime settimane l’anziano si era rivolto a un secondo tecnico, che aveva sostituito l’autoclave e confermato il malfunzionamento del precedente impianto. Sabato scorso Mazzotta aveva quindi contattato alcuni conoscenti che avevano fatto da intermediari con il primo idraulico, chiedendo loro di intervenire ancora una volta per recuperare la somma versata.

L’incontro decisivo sarebbe avvenuto domenica. Il 33enne aveva accettato di confrontarsi con il pensionato, ma la discussione sarebbe degenerata. Secondo l’ipotesi investigativa, l’idraulico avrebbe estratto una pistola calibro 9 e sparato contro Mazzotta, uccidendolo.

Successivamente avrebbe trascinato il cadavere fino alla cisterna della proprietà, nascondendolo al suo interno. Il corpo del 78enne era stato ritrovato a testa in giù. Gli investigatori ritengono che il presunto assassino conoscesse la disposizione dell’abitazione e la posizione del pozzo per avervi lavorato in precedenza.

A indirizzare le indagini verso il 33enne sono stati gli accertamenti sui telefoni, le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona e le testimonianze raccolte tra i conoscenti della vittima. L’analisi dello smartphone di Mazzotta ha permesso di ricostruire gli ultimi contatti e le telefonate precedenti alla morte.

Gli elementi raccolti hanno portato al fermo dell’idraulico, ora detenuto e in attesa delle successive valutazioni dell’autorità giudiziaria. La ricostruzione del movente e delle modalità dell’omicidio resta al vaglio degli inquirenti.