Omicidio Diviesti a Barletta, quarto arresto: un 56enne avrebbe aiutato i killer a nascondere armi e cadavere


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In carcere un uomo di Minervino Murge accusato di concorso nell’omicidio del 26enne ucciso con cinque colpi di pistola e poi bruciato nell’Alta Murgia. Le indagini si avvalgono anche delle dichiarazioni di un aspirante collaboratore di giustizia.

Quarto arresto per l’omicidio di Francesco Diviesti, il 26enne di Barletta ucciso il 25 aprile 2025 con cinque colpi di pistola e il cui cadavere fu bruciato il giorno successivo all’interno di alcuni copertoni nelle campagne dell’Alta Murgia. Questa mattina, mercoledì 4 novembre, gli investigatori della Direzione Investigativa Antimafia di Bari e della Squadra Mobile della Questura di Andria hanno arrestato un pregiudicato di 56 anni di Minervino Murge.

L’uomo, secondo l’accusa, avrebbe fornito sostegno logistico ai tre presunti esecutori materiali del delitto, un cittadino albanese e due italiani già arrestati il 26 maggio scorso. Il suo contributo avrebbe riguardato sia l’organizzazione e l’esecuzione dell’omicidio sia le operazioni successive per nascondere le armi e distruggere il cadavere.

Il provvedimento di custodia cautelare in carcere è stato emesso dal gip del Tribunale di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Le accuse sono di concorso in omicidio premeditato aggravato dal metodo mafioso, distruzione e occultamento di cadavere e porto illegale di armi da fuoco.

Dalla lite al bar all’esecuzione nelle grotte

Secondo la ricostruzione degli investigatori, la sera del 25 aprile 2025 Diviesti rimase coinvolto in una colluttazione tra persone con precedenti penali all’interno di un bar di Barletta. Dopo lo scontro fu condotto in una zona isolata dell’Alta Murgia, nelle campagne di Canosa di Puglia.

Qui venne raggiunto a distanza ravvicinata da cinque proiettili esplosi con due pistole. Il giorno successivo il corpo fu dato alle fiamme all’interno di alcuni copertoni, nel tentativo di cancellare le tracce del delitto.

Le modalità dell’occultamento ricordano, secondo gli investigatori, quelle utilizzate dalla criminalità organizzata nel territorio della Bat negli anni Novanta.

Le dichiarazioni di un aspirante pentito

Gli elementi raccolti dagli investigatori sono stati integrati dalle dichiarazioni di un aspirante collaboratore di giustizia, che avrebbe fornito particolari inediti sulla dinamica dell’omicidio, ritenuti coerenti con quanto già emerso dalle indagini.

Per la Dda, il delitto sarebbe maturato nell’ambito del controllo dello spaccio di sostanze stupefacenti a Barletta. Il cittadino albanese, considerato uno dei presunti esecutori e arrestato a maggio, avrebbe deciso di uccidere Diviesti per affermare la propria supremazia criminale sul territorio.

L’inchiesta tra Italia e Albania

Il nuovo arresto segue l’operazione del 26 maggio 2026, condotta attraverso una squadra investigativa comune costituita dalla Dda di Bari e dalla Procura speciale anticorruzione e criminalità organizzata di Tirana, con il sostegno di Eurojust.

L’indagine aveva coinvolto complessivamente 15 persone, accusate a vario titolo di omicidio premeditato, tentata estorsione, reati in materia di armi, favoreggiamento e riciclaggio internazionale di denaro tra Italia e Albania.

Il gip ha riconosciuto, nella valutazione cautelare, la sussistenza di gravi indizi anche in relazione alle aggravanti della premeditazione e del metodo mafioso. Il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate in giudizio.