All’alba di oggi i carabinieri della Compagnia di Casarano, guidati dal capitano Aldo Gargiulo, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare che ha colpito il presunto gruppo ritenuto responsabile di furti di rame e azioni intimidatorie nel Basso Salento. In carcere sono finiti Salvatore Vitali, 48 anni, di Casarano, e Riccardo Attilio Viva, 28 anni, di Taviano. Per Ivan Umberto Vitali, 19 anni, di Casarano, e Maria Rita Borasci, 24 anni, di Taviano, moglie di Viva, il giudice ha invece disposto i domiciliari.
L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce con la pubblico ministero Patrizia Ciccarese, prende le mosse da intercettazioni telefoniche e ambientali sviluppate dopo un grave episodio avvenuto a Casarano. Al centro degli accertamenti c’è l’attacco incendiario compiuto nella notte del 13 settembre 2024 ai danni dell’azienda che gestiva il bar dello stadio comunale Capozza. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, una Fiat Punto grigia rubata due giorni prima sarebbe stata usata per sfondare il cancello della ditta, prima di essere incendiata insieme a un furgone Ducato con l’impiego di 75 litri di benzina.
Per l’accusa, non si sarebbe trattato di una classica estorsione finalizzata al pagamento del pizzo, ma di un’azione mirata a spingere fuori i concorrenti dalla gestione del servizio ristoro dello stadio. Una pressione violenta che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe prodotto l’effetto voluto: i nuovi gestori, già spaventati dall’attentato e dalle minacce ricevute durante gli incontri sportivi, avrebbero rinunciato all’attività.
Nel corso degli interrogatori preventivi del 25 febbraio, tre degli indagati hanno ammesso i furti di rame e il furto della Fiat Punto, sottratta in contrada Pietra Bianca a Casarano, ma hanno escluso qualsiasi responsabilità nell’assalto incendiario allo stadio. Salvatore Vitali, Riccardo Attilio Viva e Maria Rita Borasci hanno sostenuto che l’auto sarebbe stata rubata solo per recuperare pezzi di ricambio e poi abbandonata in campagna dopo pochi minuti, per paura di essere scoperti. Ivan Umberto Vitali, invece, ha scelto di non rispondere, limitandosi a rendere brevi dichiarazioni spontanee.
L’indagine riguarda complessivamente otto persone. Oltre ai quattro destinatari delle misure cautelari, risultano indagati anche Carmela Monsellato, 67 anni, di Casarano, Sofia Coronese, 24 anni, di Ugento, Giovanni Coronese, 21 anni, di Ugento, e Riccardo Borasci, 27 anni, di Casarano. Per loro non sono state disposte misure restrittive, in quanto avrebbero avuto, secondo gli inquirenti, un coinvolgimento meno rilevante.
Gli investigatori contestano al gruppo un’attività organizzata e continuativa, con ruoli distinti e compiti precisi. Tra gli episodi documentati figura anche il furto di cavi in un impianto fotovoltaico di Andrano, da cui sarebbero derivati danni quantificati in 75mila euro. Secondo l’impostazione accusatoria, gli uomini del gruppo avrebbero agito materialmente nei furti e nel taglio dei cavi, mentre Maria Rita Borasci si sarebbe occupata della sguainatura del rame, preparandolo per la successiva vendita a ditte specializzate nel recupero di metalli tra Racale e Melissano.