Pisicchio: “Emiliano sapeva dell’indagine su di me e mi ha chiesto di dimettermi”

Si sarebbe dimesso dall’ARTI (Agenzia Regionale per la Tecnologia e l’Innovazione) in quanto, poche ore prima dell’esecuzione da parte della Guardia di Finanza dell’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa nei confronti suoi e del fratello Enzo dalla Gip di Bari Ilaria Casu, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che sarebbe venuto a conoscenza dell’indagine, con un messaggio su WhatsApp gli avrebbe chiesto senza mezzi termini di lasciare l’incarico di commissario straordinario, pena l’essere rimosso: è quanto l’ex assessore regionale all’Urbanistica Alfonsino Pisicchio, indagato per corruzione e turbativa d’asta per un appalto truccato in cambio di posti di lavoro, avrebbe raccontato durante l’interrogatorio di garanzia, mostrando persino lo screenshot del messaggio ricevuto, stampato da una foto inviata alla moglie.
Il cellulare di Pisicchio è, infatti, sottoposto a sequestro dal momento dell’arresto, ma l’ex assessore avrebbe screenshottato la conversazione con Emiliano immediatamente dopo il messaggio, girandola ad alcune persone di famiglia.
La circostanza dello scambio tra governatore e commissario ARTI è riferita dalla Gazzetta del Mezzogiorno nell’edizione odierna del giornale: nel pezzo si riporta che ad avvertire Emiliano dell’indagine, e forse persino dell’imminente esecuzione della misura, sarebbero state non meglio specificate “fonti romane”. Il tempismo delle dimissioni era, ad onor del vero, parso sin dall’inizio sospetto.
I fratelli Alfonso ed Enzo Pisicchio, coinvolti in un’inchiesta della Procura ordinaria di Bari, insieme ad altre tredici persone accusate a vario titolo di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione, truffa, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falsità materiale, turbata libertà degli incanti, sono agli arresti domiciliari dallo scorso 10 aprile. Risponderebbero di fatti verificatisi nel periodo che va dal 2016 al 2020: arco temporale nel quale Alfonso Pisicchio era assessore regionale della Puglia e coordinatore del partito Iniziativa Democratica, che ha sostenuto Michele Emiliano, mentre il fratello Enzo ne era presidente.
Intanto, la notizia del messaggio di Emiliano ad Alfonso Pisicchio è stata commentata da diversi esponenti politici. Il leader di Italia Viva Matteo Renzi, notoriamente strenuo avversario del presidente pugliese, che, a proposito della situazione in Regione ha parlato di “doppio scandalo” e all’agenzia ANSA ha dichiarato: “Qualcuno tra gli inquirenti informava Emiliano? Come faceva Emiliano a sapere dell’indagine? Emiliano usa le informazioni ricevute per gestire i rapporti politici in Puglia. E lo fa in modo arrogante e violento. La Puglia non cambierà mai finché sarà governata da Michele Emiliano e da quelli come lui”. Maurizio Gasparri, di Fratelli d’Italia, ha invece ironizzato: “Avevamo pensato male di Emiliano ed abbiamo sbagliato. Avendoci raccontato che insieme a Decaro si sarebbe recato a casa della sorella di un boss criminale di Bari, pensavamo che avesse solo cattive frequentazioni. Invece deve aver conservato qualche contatto con la magistratura. Dalla lettura delle cronache relative all’interrogatorio di Alfonsino Pisicchio, un suo stretto collaboratore arrestato giorni fa a Bari, si evince che lo stesso Emiliano poche ore prima dell’arresto avrebbe avuto uno scambio di WhatsApp con Pisicchio, scrivendo a lui, tra l’altro, di aver appreso ‘da fonti romane’ che ‘c’è una vecchia inchiesta nei tuoi confronti che ha ripreso slancio’. Quindi, Emiliano chiedeva a Pisicchio di dimettersi, altrimenti lo avrebbe revocato. Cosa che poi ha puntualmente fatto poche ore dopo, annullando l’incarico in una importante società che aveva affidato a Pisicchio. Il quale, poche ore dopo, è stato arrestato. O Emiliano è un fortunato profeta che prevede, senza averne notizia, gli arresti imminenti dei suoi collaboratori o sapeva qualcosa. Per questo, diciamo che forse, oltre a frequentare le sorelle dei boss, frequenta ancora qualche persona autorevole che lo avvisa. Peccato che però sembrerebbe che possa aver avuto notizie che dovrebbero essere coperte dal segreto. E vicende di questo tipo costituiscono un reato”.
Marina Poci
(foto di la Repubblica – Bari)
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