Puglia, occupazione al 51%: il lavoro divide donne, uomini e territori


Condividi su

Nel 2025 in Puglia aveva un lavoro il 51% delle persone tra 15 e 64 anni, contro il 62,5% della media italiana. La distanza è di 11,5 punti percentuali. Nello stesso anno il tasso di disoccupazione è salito dal 9,3% al 10%, mentre in Italia si è fermato al 6,2%. Sono alcuni dei dati del Rendiconto sociale regionale INPS 2025, la cui presentazione è prevista giovedì 29 ottobre alla Fiera del Levante di Bari.[^1][^2]

Il bilancio dei rapporti di lavoro mantiene un segno positivo: 494.620 assunzioni a fronte di 474.192 cessazioni, con una differenza di 20.428. Rispetto al 2024, però, le assunzioni a tempo indeterminato sono scese da 75.149 a 74.381; quelle raccolte nella voce «a termine» sono aumentate da 418.898 a 420.239. Quest’ultima comprende tempo determinato, stagionali, somministrazione e lavoro intermittente.[^2][^3]

Il saldo dei contratti e il tasso di occupazione misurano fenomeni diversi. Una persona può avere più rapporti nello stesso anno: ventimila attivazioni nette non equivalgono automaticamente a ventimila occupati in più. Il calo delle assunzioni stabili, inoltre, non dimostra da solo una riduzione dello stock dei dipendenti a tempo indeterminato, sul quale incidono anche trasformazioni e cessazioni.

Nel 2025 il tasso di occupazione femminile pugliese era del 37,9%, quello maschile del 64,2%: 26,3 punti di differenza. Ancora più estesa è la distanza nell’inattività, che riguarda il 57,1% delle donne e il 29,2% degli uomini in età lavorativa. Gli inattivi non rientrano fra i disoccupati: sono fuori dal mercato del lavoro secondo i criteri statistici di ricerca e disponibilità. Il solo tasso di disoccupazione, quindi, non descrive tutte le persone senza un impiego.[^4]

Lo squilibrio compare anche nella distribuzione dei congedi parentali. Nel 2024, secondo il Rendiconto di genere INPS ripreso dall’Ufficio statistico regionale, le giornate di congedo parentale fruite dalle donne in Puglia sono state 825.382, contro le 118.947 degli uomini: quasi sette volte tanto. Le giornate dei padri sono aumentate del 18,2% rispetto al 2023, ma la distanza resta ampia.[^5]

Anche quando il lavoro c’è, le retribuzioni medie sono diverse. Per il 2024, nel settore privato non agricolo, il rendiconto indica una paga giornaliera media di 64,8 euro per le donne e di 89 euro per gli uomini. I corrispondenti valori nazionali sono 82,6 e 111,1 euro: lo svantaggio territoriale è vicino a un quinto. Nel pubblico, invece, le medie pugliesi risultano sostanzialmente allineate a quelle italiane.[^3][^4]

Questi importi non misurano la differenza salariale a parità di mansione e di ore lavorate. Il volume sui divari di genere pubblicato dall’Osservatorio regionale del mercato del lavoro richiama proprio la sensibilità dell’indicatore al gruppo osservato: qualifiche, settori, età e contratti modificano il risultato. Il confronto fra medie descrive uno squilibrio complessivo, che va poi scomposto per comprenderne le cause.[^6]

La distanza prosegue nei trattamenti pensionistici. Nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti, nel 2025, l’importo medio mensile delle pensioni di invalidità, vecchiaia e superstiti era di 840,10 euro per le donne e 1.507,20 per gli uomini. Sono medie dei trattamenti di quella gestione, non il reddito pensionistico complessivo di ogni beneficiario.[^3]

Il territorio aggiunge un’altra distanza. A Taranto risulta occupato il 20,3% delle donne tra 15 e 64 anni, contro il 45,1% di Bari. Anche gli indicatori complessivi delle sei province descrivono condizioni molto diverse.[^3]

Provincia Occupazione 15-64 anni, 2025 Disoccupazione 15-74 anni, 2025
Bari 56,8% 6,3%
Lecce 53,9% 10,2%
Brindisi 52,6% 6,4%
Foggia 49,6% 13,7%
Barletta-Andria-Trani 43,5% 11,6%
Taranto 39,7% 17,1%

Fonte: Rendiconto sociale regionale INPS Puglia 2025, tavole 16 e 18, su dati Istat. I due tassi hanno denominatori differenti: la popolazione della fascia d’età per l’occupazione; le forze di lavoro per la disoccupazione.[^3]

Queste differenze si inseriscono in una regione che perde abitanti. Il censimento Istat al 31 dicembre 2024 contava 3.877.395 residenti, 13.266 in meno rispetto al 2023. È importante la data: si tratta del dato di fine 2024, non del bilancio demografico dell’intero 2025. Le nascite erano scese a 24.289, con una riduzione di 1.302 in un anno; l’età media era salita a 46,7 anni. Il calo dei residenti derivava dal saldo naturale negativo e dai trasferimenti interni sfavorevoli, compensati solo in parte dall’immigrazione dall’estero.[^7]

L’aggiornamento provvisorio al 30 giugno 2026 conferma la contrazione: 3.857.455 residenti, 7.822 in meno rispetto all’inizio dell’anno. Nel primo semestre i decessi, 21.361, sono stati più del doppio delle nascite, 10.410. Il saldo con l’estero è positivo per 7.033 persone; quello dei trasferimenti con altri comuni italiani è negativo per 3.904. Nascite, decessi e trasferimenti concorrono così alla perdita complessiva di popolazione.[^8]

Fra i giovani c’è anche un miglioramento. Nel 2025 la quota dei NEET, le persone tra 15 e 29 anni che non lavorano e non seguono percorsi di istruzione o formazione, è scesa dal 21,4% al 19%. Resta sopra il 13,3% nazionale, ma il calo merita di essere registrato insieme alle criticità. Il rendiconto descrive un mercato del lavoro con risultati differenti a seconda dell’indicatore e della popolazione osservata.[^2]

Anche il 2026 va tenuto distinto dal consuntivo precedente. Secondo l’Osservatorio regionale, nel secondo trimestre il tasso di occupazione pugliese ha raggiunto il 52,5%, 1,1 punti sopra lo stesso periodo del 2025. La disoccupazione si colloca intorno all’11%: diminuisce di 0,3 punti nel confronto annuo, pur aumentando rispetto al trimestre precedente. Il recupero dell’occupazione convive, quindi, con difficoltà ancora estese nell’accesso al lavoro.[^9]

La direttrice regionale INPS Benedetta Dito indica il compito del rendiconto nella possibilità di «passare dalla lettura dei fenomeni alla verifica delle risposte». I risultati da verificare riguardano la continuità dei contratti, le retribuzioni e l’accesso al lavoro nei territori e fra i gruppi che registrano le distanze maggiori.