All’ospedale “Santissima Annunziata” di Taranto è stata introdotta, per la prima volta in un contesto ospedaliero italiano, una procedura avanzata che consente di ottenere una sorta di “seconda pelle” direttamente sulla ferita. L’intervento è stato eseguito nell’ambulatorio dedicato alla gestione delle lesioni cutanee complesse, all’interno della SSD Wound Care, struttura pubblica specialistica ospitata nei locali dell’ex guardia medica tra via Crispi e via Bruno.
Il cuore della novità è l’impiego del dispositivo medico “SpinCare”, una tecnologia nata per il trattamento delle ustioni e oggi applicata anche ad altre condizioni difficili da gestire. Il sistema permette di ricoprire la lesione attraverso la nebulizzazione di una rete finissima di fibre polimeriche: il materiale si deposita in modo uniforme e crea una pellicola trasparente, flessibile e ben aderente, che agisce da barriera protettiva temporanea. In questo modo la ferita viene isolata dall’esterno, il dolore tende a ridursi e si favorisce un contesto più adatto alla rigenerazione spontanea dei tessuti, con possibili ricadute importanti in ambito riparativo e rigenerativo.
Il primo trattamento ha riguardato un paziente seguito dalla struttura da circa un anno, portatore di una ferita addominale aperta da oltre dieci anni. In un quadro clinico così cronicizzato, l’area interessata avrebbe richiesto un percorso lungo e complesso di riepitelizzazione. L’applicazione della cute sintetica ha invece contribuito a creare condizioni più favorevoli alla guarigione, indicando una prospettiva terapeutica concreta anche per situazioni croniche particolarmente impegnative.
Ancora più delicato il secondo intervento, condotto su un paziente sessantenne con un carcinoma spinocellulare molto esteso, che coinvolgeva più della metà della testa e una parte del volto. In questo caso l’approccio è stato esclusivamente palliativo: l’obiettivo non era la guarigione, ma il miglioramento della qualità della vita. Secondo quanto riferito dall’équipe, il rivestimento sintetico ha consentito di contenere il sanguinamento e di eliminare l’odore intenso della lesione, con un beneficio immediato, sia clinico sia sul piano umano.
La stessa metodica è oggi in fase di sperimentazione anche su grandi ustionati seguiti in Svizzera, in un contesto di elevata complessità assistenziale, elemento che rafforza l’interesse scientifico verso questa tecnologia e ne suggerisce l’utilità non soltanto nella pratica ordinaria, ma anche nella gestione delle emergenze.
Se i risultati saranno confermati, l’esperienza avviata a Taranto potrebbe collocare la ASL tra i centri di riferimento a livello nazionale per l’impiego di soluzioni in grado di ampliare le possibilità di trattamento delle lesioni estese: dalle ustioni alle ferite croniche, fino alle applicazioni palliative orientate al sollievo e alla dignità della persona.