Terremoti in Puglia, una possibile faglia al largo di Lesina: nuovi studi accendono i riflettori sul Gargano


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La Puglia non è una regione sismicamente uniforme. E soprattutto il Gargano continua a riservare elementi nuovi agli studiosi. Una ricerca pubblicata il 31 luglio sulla rivista scientifica Applied Sciences indica infatti la possibile presenza di una struttura sismogenetica attiva finora non riconosciuta nell’Adriatico, al largo di Lesina. Una scoperta che può contribuire a comprendere meglio la pericolosità sismica della Puglia settentrionale, ma che non significa che sia stato previsto un nuovo terremoto.

Il punto di partenza è la scossa di magnitudo 4,8 del 14 marzo 2025, con epicentro nell’Adriatico davanti al lago di Lesina, la più forte registrata strumentalmente nell’area garganica. Quell’evento non fu isolato: fece parte di una sequenza proseguita, con intensità progressivamente minore, fino all’inizio del 2026. I ricercatori hanno analizzato in particolare 91 ipocentri, cioè i punti in profondità nei quali hanno avuto origine altrettanti terremoti. La loro distribuzione tridimensionale appare compatibile con uno dei piani di faglia ricavati dall’analisi dei meccanismi focali.

Da qui l’ipotesi scientifica più importante: le scosse potrebbero aver individuato una faglia attiva offshore che finora non era stata riconosciuta. Gli stessi autori mantengono però una formulazione prudente: i dati suggeriscono l’esistenza della struttura, ma saranno necessari ulteriori studi per definirne caratteristiche ed eventuale capacità di generare terremoti più forti.

La ricerca si inserisce in un quadro che negli ultimi anni è diventato molto più dettagliato. Un secondo studio, pubblicato a maggio su Earth System Science Data da ricercatori dell’Università di Bari e dell’INGV, ha rianalizzato dieci anni di registrazioni della rete OTRIONS, dal 2013 al 2022. Su oltre 7.100 segnali individuati, dopo il controllo manuale 4.098 sono stati classificati come terremoti locali. Un numero che conferma quanto il Gargano, pur trovandosi in un settore geologico tradizionalmente considerato relativamente stabile, presenti una micro-sismicità particolarmente intensa, paragonabile per frequenza a quella di aree appenniniche più attive.

E la storia suggerisce cautela. Nel Gargano sono documentati almeno sei forti terremoti con magnitudo superiore a 6. Il più devastante fu quello del 30 luglio 1627, stimato in magnitudo 6,7, che distrusse centri della Capitanata e provocò migliaia di vittime. Al terremoto seguì anche un forte maremoto: lungo la costa di Lesina il mare si ritirò per chilometri prima di tornare verso terra. Proprio la localizzazione della sorgente di quel terremoto è ancora discussa e alcune ricostruzioni hanno ipotizzato che parte della deformazione possa essersi prodotta in mare.

Il collegamento con il sisma del 1627 non è però dimostrato. Il nuovo studio non sostiene che la struttura individuata nel 2025 sia necessariamente la stessa che generò il terremoto e il maremoto di quattro secoli fa. Evidenzia piuttosto che l’area offshore tra Lesina e l’Adriatico settentrionale del Gargano merita un monitoraggio e approfondimenti maggiori.

È inoltre importante distinguere pericolosità, classificazione e rischio sismico. La scoperta di una possibile nuova faglia non modifica automaticamente la classificazione ufficiale dei comuni pugliesi. Il territorio nazionale continua a essere suddiviso in quattro zone di pericolosità decrescente e, per la progettazione degli edifici, i parametri sismici vengono calcolati oggi puntualmente in base alle coordinate del sito. Il rischio effettivo dipende poi anche dalla vulnerabilità degli edifici e dalla quantità di persone e beni esposti.

Per questo gli scienziati non parlano di allarme. Parlano piuttosto di una conoscenza del sottosuolo pugliese che sta diventando più precisa. L’INGV e l’Università di Bari hanno già potenziato negli ultimi anni il monitoraggio del Gargano proprio perché la sua sismicità, pur nota da secoli, resta meno studiata rispetto a quella dell’Appennino.

Il dato nuovo, dunque, non è che “la Puglia sta per essere colpita da un terremoto”. È un altro: sotto e davanti al Gargano potrebbero esserci strutture attive che fino a oggi non conoscevamo abbastanza. E ricostruirle significa poter valutare meglio dove e come la terra può tornare a muoversi.