Torre Guaceto nel caos, si dimette il vicepresidente WWF: “Troppe beghe locali”

La situazione di estrema difficoltà interna in cui vive il Consorzio di Torre Guaceto viene formalizzata da un gesto clamoroso: le dimissioni di uno dei due vicepresidenti, Nicolò Carnimeo, già presidente di WWF Puglia, docente di Navigazione all’Università di Bari e confermato nell’ultimo rinnovo del cda del Consorzion, nel maggio 2019, alla vicepresidenza in quota al WWF, dopo i tre precedenti mandati.
““Anni difficili ma anche colmi di soddisfazioni – si legge in una sua nota – nei quali, grazie all’apporto fondamentale della nostra associazione sono stati raggiunti importanti traguardi e risultati nella tutela dell’ambiente e nella gestione sostenibile dell’area protetta. Siamo riusciti a difenderla strenuamente in un territorio che non è affatto facile. L’ultimo Cda si caratterizza, invece, per una struttura verticistica con la quale è risultato molto difficile collaborare e nella quale ho visto troppo spesso denegate e marginalizzate le mie istanze e quelle dell’associazione che rappresento. Ritengo altresì che Torre Guaceto rappresenti un patrimonio ambientale di valenza internazionale – e non locale o, meglio, localistico – uno scrigno di valori che per essere perseguiti efficacemente meriterebbero un ripensamento dell’attuale struttura di governance”.
Oggi alla presidenza del cda, c’è Corrado Tarantino, dopo la nomina del maggio del 2019, in cui venne indicato anche un secondo vicepresidente, in quota al Comune di Brindisi, nella persona di Teodoro Piscopiello. Gli altri tre componenti del consiglio di amministrazione sono Vito Uggenti (Carovigno), Vincenzo De Bonis (Brindisi) e Lara Marchetta (Wwf).
“Il precedente consiglio di amministrazione, però, a guida Mario Tafaro, viaggiava come un treno”, chiarisce Carnimeo. “Siamo andati benissimo. Tafaro è una persona di grandissima competenza, così come lo erano anche dal comune di Brindisi e da Carovigno. Avevamo un cda riferisce il docente e ricercatore universitario- con cui si lavorava davvero. Poi ad un certo punto ho visto che le cose non andavano più bene. Rallentavano. Troppi dissidi. Così ho preferito chiamarmi fuori, anche perché difendere quell’area protetta è davvero difficile».