Il 20 febbraio 2026, i Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, insieme ai comandi provinciali competenti, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto di sei persone coinvolte in un traffico illecito di rifiuti tra Italia e Bulgaria. Le operazioni, che si sono svolte nelle province di Brindisi, Bari, Salerno e Sofia (Bulgaria), hanno visto il fermo di quattro individui in carcere e due ai domiciliari. Gli arrestati sono accusati di associazione a delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti con aggravante di transnazionalità, spedizione illecita e gestione irregolare dei rifiuti.
Coinvolti imprenditori e operatori portuali di Brindisi. Si tratta di Cosimo Roma, 47 anni, di Brindisi, nelle vesti di procuratore speciale e gestore della Bri.Ecologica; Sonia Milano, 42 anni, di Brindisi, legale rappresentante della Bri.Ecologica; Danilo Conte, 29 anni, di Brindisi, indicato come factotum di Cosimo Roma, indicato nel ruolo di istitore; Danilo Venera, 60 anni, di Brindisi; Giorgio Rizzi, 42 anni, di Bari, residente in Bulgaria, nel ruolo di intermediario fra la Bri.Ecologica e gli impianti dove conferire i rifiuti; e Giuseppe Mugnolo, 45 anni, di Perdifumo (in provincia di Salerno), titolare della ditta individuale Euro Transferry Booking. Accuse e provvedimebnti provvisori, vige la presunzione di non colpevolezza sino al pronunciamento dell’ultimo grado di giudizio. Sono difesi dagli avvocati Massimo Manfreda e Vincenzo Farina.
Le indagini, condotte dal N.O.E. di Lecce e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, sono partite nel gennaio 2024 e hanno coinvolto attività di intercettazione telefonica, pedinamenti e video riprese. Gli inquirenti hanno scoperto un sistema illecito che prevedeva lo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi provenienti da un impianto di trattamento dei rifiuti nella provincia di Brindisi. Questi rifiuti, in gran parte scarti industriali, venivano trasportati verso la Grecia e la Bulgaria attraverso un’impronta falsa che attribuiva loro codici di recupero (CER) non corretti, consentendo alle aziende coinvolte di risparmiare sui costi di smaltimento.
Il traffico illecito ha fruttato circa 300.000 euro agli indagati, somma che è stata sequestrata per equivalente. Durante le operazioni sono state sequestrate anche due società e 44 veicoli utilizzati per il trasporto dei rifiuti. L’indagine, che ha coinvolto anche le autorità bulgare, ha rivelato una struttura complessa in cui venivano utilizzati documenti falsi per mascherare la pericolosità dei rifiuti. In alcuni casi, i rifiuti venivano abbandonati in terreni agricoli e capannoni industriali dismessi, invece di essere trattati secondo la normativa.
L’indagine ha evidenziato che, a partire dal 2020, l’impianto BRI Ecologica s.r.l. di Brindisi aveva cessato di trattare i rifiuti correttamente e aveva invece aumentato l’esportazione di rifiuti pericolosi sotto forma di materiale “recuperabile”, approfittando di canali esteri. La documentazione sui trasporti era frequentemente falsa, indicando come “plastiche miste” rifiuti che in realtà contenevano materiali da costruzione e altri materiali non recuperabili. Questo traffico ha comportato danni significativi all’ambiente, con il rischio di contaminazione di suoli e acque.
Il provvedimento cautelare eseguito oggi è un passo fondamentale per contrastare questo traffico illecito e per prevenire ulteriori abusi. Le indagini proseguiranno per identificare altri possibili colpevoli e svelare l’intero network di aziende e operatori coinvolti nel traffico di rifiuti.
Il procedimento è ancora in fase di indagini preliminari, e gli indagati sono presunti innocenti fino a una sentenza definitiva.