Viola i domiciliari, torna in carcere Giovanni Calasso: è accusato dell’omicidio di Stefano Tomeo


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Torna in carcere Giovanni Calasso, 61enne storico esponente della Sacra Corona Unita, già condannato all’ergastolo e coinvolto nell’inchiesta sull’omicidio di Stefano Tomeo, avvenuto a Copertino lo scorso 11 aprile. Il gip ha disposto l’aggravamento della misura cautelare dopo una violazione delle prescrizioni degli arresti domiciliari.

Calasso era stato arrestato il primo luglio dai carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce e della Compagnia di Gallipoli nell’ambito delle indagini sul delitto. Secondo l’accusa, sarebbe stato l’esecutore materiale dell’agguato nel quale Tomeo perse la vita e durante il quale sarebbe stato tentato anche l’omicidio del 56enne che si trovava con lui.

Inizialmente sottoposto alla custodia cautelare in carcere, il 61enne aveva successivamente ottenuto gli arresti domiciliari in seguito alla decisione del Tribunale del Riesame di Lecce. Poco dopo il rientro nella propria abitazione, però, si sarebbe allontanato senza alcuna autorizzazione, violando così le prescrizioni della misura.

L’episodio è stato accertato dai carabinieri della Tenenza di Copertino, che hanno deferito Calasso per evasione. La violazione ha quindi portato alla revoca dei domiciliari e al ripristino della custodia cautelare in carcere. Nel pomeriggio di ieri l’uomo è stato nuovamente accompagnato nella casa circondariale di Lecce.

Il provvedimento si inserisce nel più ampio procedimento relativo all’omicidio di Tomeo. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il vero obiettivo dell’agguato sarebbe stato il 56enne alla guida dell’auto sulla quale viaggiava anche la vittima. Tomeo, dopo essere sceso dal veicolo, venne raggiunto da un unico colpo di pistola che si rivelò fatale. Altri due colpi sarebbero invece stati esplosi contro l’automobile nel tentativo di raggiungere il conducente.

All’epoca dei fatti Calasso, già condannato all’ergastolo nel cosiddetto “Secondo maxi processo” contro la criminalità organizzata salentina, si trovava agli arresti domiciliari per motivi di salute. Secondo l’impianto investigativo, la sua caratura criminale avrebbe avuto un ruolo determinante nella pianificazione e nell’esecuzione dell’agguato.

Il movente sarebbe riconducibile a una vicenda legata alla locazione di un immobile e, in particolare, alle minacce che il destinatario dell’agguato avrebbe rivolto a un infermiere di 53 anni. Le responsabilità contestate restano comunque da accertare definitivamente nel corso del procedimento giudiziario.