Violenta rissa nella Casa Circondariale di Brindisi: cinque agenti feriti


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Una violenta esplosione di rabbia ha sconvolto la Casa Circondariale di Brindisi nella mattinata di oggi. Una maxi rissa, scatenata da un detenuto per motivi futili, ha provocato il ferimento di cinque agenti di Polizia Penitenziaria, che sono stati costretti a ricorrere alle cure del pronto soccorso. La situazione è degenerata rapidamente quando l’uomo ha colpito una poliziotta con una testata al volto, per poi aggredire altri agenti intervenuti per riportare l’ordine.

Nonostante la sproporzione di forze, la situazione è stata contenuta grazie alla professionalità e al sangue freddo del personale, che è riuscito ad evitare un ulteriore peggioramento degli eventi all’interno dell’istituto penitenziario.

Il sindacato Fns Cisl di Taranto e Brindisi ha immediatamente lanciato un allarme, ricordando come già in passato fosse stato denunciato il rischio di simili episodi a causa della carenza di personale. Secondo il sindacato, l’apertura di un nuovo padiglione senza un adeguato rafforzamento dell’organico è stata una decisione pericolosa. La richiesta urgente di almeno 30 agenti per coprire il fabbisogno reale dell’istituto non è stata ancora esaudita, e il sindacato sottolinea che ignorare queste necessità espone quotidianamente il personale a gravi rischi. Fns Cisl ha ribadito che questa situazione non può essere tollerata, definendola come un pericolo imminente per la sicurezza.

Anche la Garante delle persone private della libertà, Valentina Farina, è intervenuta sull’incidente con una nota ufficiale. Farina ha definito il contesto carcerario attuale come “iatrogeno”, in quanto, invece di curare e rieducare, finisce per aggravare le condizioni psicologiche e sociali dei detenuti. La Garante ha sottolineato come l’aggressione di oggi evidenzi un problema strutturale più ampio, che non può più essere trattato come una mera emergenza episodica.

Il sistema carcerario, secondo Farina, rischia di ridursi a una semplice “custodia” in condizioni critiche, creando un paradosso: pene pensate per la rieducazione che si scontrano con carenze organizzative e risorse insufficienti. In tal senso, ha ribadito che non può essere il personale e i detenuti a pagare per le inadempienze strutturali, e ha sollecitato il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e il Capo del DAP a potenziare urgentemente gli organici e a convocare un tavolo istituzionale permanente per affrontare la questione.