Pietro Guadalupi, ex presidente del consiglio comunale di Brindisi, ha lasciato il carcere dopo oltre tre mesi ed è stato trasferito agli arresti domiciliari. La decisione è stata presa dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Lecce, Marcello Rizzo, che ha accolto l’istanza di attenuazione della misura cautelare presentata dai difensori Danilo Di Serio e Gianvito Lillo. Secondo il gup, il rischio di reiterazione del reato può essere contenuto anche con una misura meno afflittiva rispetto alla detenzione in carcere.
Guadalupi, 35 anni, imprenditore e laureato in Giurisprudenza, era stato arrestato il 17 marzo nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce. L’accusa, dalla quale dovrà difendersi nel processo che si aprirà il 10 settembre davanti al Tribunale di Brindisi, è di estorsione aggravata dal metodo mafioso, perché commessa, secondo la prospettazione investigativa, con soggetti ritenuti vicini al clan guidato dallo storico boss Salvatore Buccarella.
Al centro dell’indagine vi sarebbe una richiesta di 500 euro avanzata a un imprenditore, interpretata dagli inquirenti come “pizzo” e come riconoscimento del controllo criminale esercitato dal clan nella frazione di Tuturano dopo il ritorno in libertà di Buccarella. Guadalupi, dal canto suo, ha sempre sostenuto una versione diversa: avrebbe agito da vittima, sotto pressione, temendo conseguenze per sé e per la propria famiglia.
Il Tribunale del Riesame di Lecce, che aveva confermato il carcere disposto dalla gip Maria Francesca Mariano, non aveva però ritenuto sufficienti tali argomentazioni. Nell’ordinanza, i giudici avevano sottolineato alcuni elementi considerati critici, tra cui la familiarità con esponenti del clan, la disponibilità a venire incontro alle loro richieste e l’interpretazione dei dialoghi intercettati. Non era stata ritenuta decisiva neppure la tesi secondo cui Guadalupi avrebbe anticipato personalmente i 500 euro per evitare un contatto diretto tra l’imprenditore e il clan.
La misura cautelare sarà ora esaminata anche dalla Corte di Cassazione, con udienza fissata per il 9 luglio. A settembre, invece, inizierà il processo di primo grado, nel quale sarà imputato anche Salvatore Buccarella. Ogni valutazione definitiva sulla colpevolezza o sull’innocenza degli imputati spetterà ai giudici, nel rispetto della presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva.