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Bancomat, il mistero del doppio boato: così cambiano gli assalti esplosivi in Puglia | REPORTAGE

Il primo boato apre una ferita nel cuore della notte. Il secondo, spesso avvertito pochi secondi dopo, completa la devastazione. Vetri infranti, serrande deformate, pezzi di metallo proiettati sulla strada e abitazioni che tremano a decine di metri di distanza. Negli ultimi mesi la cronaca pugliese ha raccontato più volte assalti agli sportelli automatici caratterizzati da una doppia esplosione: è accaduto, tra gli altri casi, a Trani, Canosa, Modugno e Carapelle. Ma perché le bande fanno esplodere due volte il bancomat?

La risposta non è unica. Dietro due boati possono nascondersi tecniche differenti e soltanto l’analisi dei residui, dei filmati e delle deformazioni della cassaforte può stabilire che cosa sia realmente accaduto. Il dato certo è che gli attacchi con esplosivo non sono più episodi isolati. Secondo i dati della ricerca ABI sulla sicurezza, nel 2025 in Italia sono stati registrati 461 attacchi agli sportelli automatici, il 35 per cento in più rispetto ai 341 dell’anno precedente. La Puglia, con 63 episodi, è risultata la seconda regione più colpita dopo la Lombardia.

Il fenomeno viene comunemente associato alla cosiddetta “tecnica della marmotta”. Il termine indica un dispositivo collocato nella zona di erogazione delle banconote, utilizzato per convogliare l’energia dell’esplosione verso l’interno della macchina. Le fonti istituzionali distinguono, più in generale, due principali forme di attacco esplosivo agli ATM: l’impiego di gas infiammabili introdotti nella struttura e l’utilizzo di esplosivi solidi collocati in prossimità della cassaforte o delle aperture del distributore.

La doppia esplosione può innanzitutto essere il risultato dell’impiego consecutivo di due cariche. La prima deflagrazione può servire a danneggiare il frontale del bancomat, deformare lo sportello esterno o creare un accesso alla parte più resistente. La seconda viene quindi utilizzata per tentare di vincere la cassaforte interna o liberare i contenitori delle banconote. Non necessariamente, però, i criminali progettano sin dall’inizio due esplosioni distinte: in alcuni casi una prima carica può produrre un effetto insufficiente, obbligando la banda a ripetere il tentativo.

È una dinamica compatibile con molti assalti conclusi senza bottino. A Carapelle, per esempio, almeno due esplosioni hanno distrutto lo sportello dell’ufficio postale, ma gli autori sono fuggiti senza riuscire a impossessarsi del denaro. Anche in altri episodi pugliesi le cronache parlano di doppio boato e di colpi falliti, segno che la potenza dell’esplosione non garantisce automaticamente l’apertura del vano contenente il contante.

Una seconda possibilità è che i due rumori non corrispondano necessariamente a due ordigni identici. La prima esplosione può essere la vera deflagrazione, mentre il secondo boato può derivare dal cedimento violento di componenti sottoposti a pressione, dalla rottura di strutture metalliche o dall’innesco ritardato di una parte della carica. È però necessario mantenere prudenza: a distanza, un crollo, una serranda scagliata contro una parete o il cedimento di una vetrata possono essere percepiti dai residenti come una seconda esplosione. Soltanto l’esame degli artificieri consente di distinguere un secondo innesco da un effetto strutturale successivo.

Negli attacchi basati sui gas, la dinamica è ancora diversa. Una miscela infiammabile introdotta in uno spazio chiuso, se innescata, genera una rapida espansione dei gas e un forte aumento della pressione. L’energia cerca sfogo attraverso i punti più deboli della macchina e dell’edificio. Se il gas si è diffuso anche in vani adiacenti, possono verificarsi combustioni successive o fenomeni separati da un intervallo molto breve. I sistemi moderni di protezione cercano infatti di rilevare la presenza di gas e di neutralizzarla prima dell’innesco, mentre altri dispositivi macchiano o rendono inutilizzabili le banconote.

La forza distruttiva dipende anche dal modo in cui il bancomat è installato. Uno sportello incassato nel muro di una banca o di un ufficio postale non è un oggetto isolato: è collegato a tramezzi, vetrate, controsoffitti e locali interni. L’onda di pressione può quindi propagarsi nell’edificio, trasformando un furto contro una cassaforte in un pericolo per interi condomini. Proprio per questo gli standard europei prevedono prove specifiche di resistenza delle casseforti e delle protezioni degli ATM agli attacchi con gas ed esplosivi.

Il doppio boato rivela anche un cambiamento nel comportamento delle bande. Non si tratta più soltanto di ottenere la massima potenza, ma di concentrare l’effetto su punti precisi e in tempi rapidissimi. I gruppi arrivano spesso con veicoli rubati, agiscono con il volto coperto, presidiano le vie di accesso e abbandonano la zona in pochi minuti. La seconda esplosione, quando è deliberata, rappresenta però anche un rischio aggiuntivo per gli stessi assalitori: una struttura già lesionata diventa imprevedibile, può crollare o proiettare frammenti senza una direzione controllabile.

A essere esposti non sono soltanto i componenti della banda. Il pericolo riguarda residenti, automobilisti, personale di vigilanza e forze dell’ordine. Dopo una deflagrazione non si può escludere la presenza di materiale inesploso, di gas residui o di parti dell’edificio prossime al cedimento. Avvicinarsi allo sportello per osservare i danni o raccogliere frammenti significa entrare in una scena potenzialmente ancora instabile.

La doppia esplosione, dunque, non identifica una tecnica unica e universale. Può indicare due cariche utilizzate in successione, un primo tentativo fallito e immediatamente ripetuto, un innesco non simultaneo o il cedimento di parti della struttura scambiato per una nuova deflagrazione. In ogni episodio la risposta definitiva si trova nei residui lasciati sul posto, nella direzione delle deformazioni, nelle immagini delle telecamere e nei rilievi degli specialisti.

Resta una certezza: l’esplosivo utilizzato contro un bancomat non colpisce soltanto una macchina che contiene denaro. Colpisce edifici, piazze e comunità, lasciando dietro di sé danni spesso superiori al valore del bottino. E quel secondo boato, nel silenzio della notte, è il segnale più evidente di una criminalità disposta ad aumentare la forza dell’attacco, anche a costo di trasformare un furto in una tragedia.