Emorragia Confindustria: Prefabbricati, Soavegel Soave e Pantaleo fuori

La prima raccomandata è stata quella della Prefabbricati Pugliesi, azienda edile leader nel suo settore nell’Italia meridionale fondata 40 anni fa. Poi, a breve giro di posta, sono giunte le “pec” di altre tre aziende di primissimo piano nella regione: la Soavegel, leader in Italia nella produzione di surgelati, la Soave, produttrice nazionale di pasta fresca e di altre specialità gastronomiche, e la Oleifici Pantaleo di Fasano, produttrice di olio extravergine d’oliva dal 1890.
Destinataria delle missive elettroniche Confindustria Brindisi con la quale i titolari delle quattro aziende hanno deciso di cessare il loro lunghissimo rapporto associativo. Si sono avvalse tutte dell’articolo 5-ter dello statuto dell’associazione che consente la recessione dal rapporto per dimissioni da rassegnare mediante lettera raccomandata, con preavviso di almeno tre mesi. In tal caso il rapporto associativo prosegue fino alla naturale scadenza del termine, con applicazione delle norme che ne disciplinano i contenuti e le modalità.
Gli scricchiolii per una possibile uscita dei più importanti imprenditori della provincia da Confindustria si erano già avuti nello scorso mese di maggio, all’indomani dell’improvvisa defenestrazione del presidente Patrick Marcucci e della nomina in qualità di commissario di Gabriele Lippolis, gestore di uno stabilimento balneare sulla costa ostunese. “In questo momento Confindustria Brindisi ha perso autorevolezza, non mi ci rispecchio più. Per questo ho deciso di lasciarla”: aveva commentato nel maggio scorso Massimo Ferrarese, titolare della Prefabbricati Pugliesi, che di Confindustria Brindisi è stato presidente per due mandati oltre che componente della giunta nazionale ed essere stato presidente della Provincia e presidente di Invimit.
In un post su Facebook, Ferrarese ha annunciato la sua decisione: “Confindustria non è stata solo la mia casa ma per molti anni anche la mia vita ed oggi mi risulta molto difficile prendere una decisione che non avrei pensato, neanche lontanamente, di prendere in considerazione: non farne più parte. In questo momento, così delicato per le aziende del nostro territorio e in una situazione molto complessa per i noti problemi industriali, ambientali dei collegamenti persi ecc., sarebbe necessario riporre la più totale fiducia nell’associazione che rappresenta le nostre imprese. Io però, con la schiettezza che mi ha sempre caratterizzato, non rinnoverò l’iscrizione delle aziende che rappresento perché questa fiducia negli ultimi tempi l’ho smarrita completamente. L’auspicio è che in futuro Confindustria Brindisi possa tornare ad avere la sua autorevolezza e ad essere quell’indispensabile elemento catalizzatore di idee, progetti e competenze. In quel caso si vedrà…”.
Negli stessi giorni gli avevano fatto eco molti altri imprenditori della provincia che non avevano nascosto il loro malcontento, per il metodo utilizzato per allontanare il presidente e soprattutto per le scelte successive.
“Chiediamo maggiore trasparenza, in tutti i sensi – aveva affermato Antonio Roma, titolare della Sir azienda della zona industriale che si occupa anche di lavori portuali – non nascondo che sto valutando l’ipotesi di non rinnovare la mia iscrizione che scade a giugno”. Roma contestava i metodi poco trasparenti della struttura. “La nostra quota associativa è di 17mila euro l’anno – aggiunge – quando sono stati eletti i rappresentati della commissione Trasporti (e noi ci occupiamo di questo settore) non siamo stati neanche invitati”.
L’adesione delle aziende più importanti a Confindustria non è solo una questione di prestigio ma di introiti economici fondamentali per la sopravvivenza dell’associazione. E il contributo versato dalle aziende annualmente non è uguale per tutti, ma è proporzionale al numero di dipendenti di ogni società. Si comprenderà dunque come la fuoriuscita contemporanea di quattro tra le più importanti aziende del territorio, che mettono insieme poco meno di cinquecento dipendenti, rappresenta un danno economico concreto per l’associazione degli industriali. E non quantificabile sul piano del prestigio e della credibilità di Confindustria.
Non solo. La scelta operata da imprenditori di grande prestigio come Massimo Ferrarese, Massimo Bianco, Domenico Bianco (quest’ultimo attualmente presidente del Consorzio Asi) e Nicola Pantaleo apre di fatto la strada ai titolari di altre aziende che hanno già annunciato a loro volta di voler compiere lo stesso passo indietro, aprendo la strada a una vera e propria emorragia le cui conseguenze per l’associazione potrebbero essere devastanti.
Da tempo tra gli industriali brindisini esistono due anime: una che è legata alla lunga gestione del direttore Angelo Guarini, vero deus ex machina della cacciata di Marcucci e della scelta di Gabriele Lippolis come massimo rappresentante delle imprese brindisine, l’altra a un gruppo di imprenditori che al loro interno stanno cercando da tempo una figura che possa prendere in mano le redini dell’economia brindisina, che tra l’altro vive purtroppo un periodo drammatico. L’assenza di una rappresentanza carismatica, e disconosciuta persino da gran parte degli imprenditori, rende Confindustria debole e colora ancor più di grigio il futuro delle aziende brindisine.